Presagio
Ecco il presagio, il nero presagio, A parlarmi in silenzio di dolori da soffrire Più dolenti di tutti i dolori già sofferti. Il dolore, forse, di non sentire dolore mai più. Non solo i dolori della carne. Non solo. Né saranno dolori maggiori, estenuanti. Sono dolori della mia anima che bela tremante. Dolori che prima di dolere mi dolgono già qua e ora. Di cosa in questa vita posso ancora dolermi? Non mi fanno già male tutti i miei dolori? E la ruota del dolore, per caso, si fermerà un giorno? Per quale uomo vivo essa, stanca, si è fermata? Questo timore presago che mi assale Sarà quello di perdere l’ultimo, estremo, bene che ho. La vita annidiata nel mio corpo, Con il prodigio di godere e di soffrire. Cos’è che temo, io che niente temo? La solitudine, forse, di un’eternità futile e inutile? Ma che! Ciò che mi annienta è il terrore Di non essere più, di non stare mai più qua. Tutti voi a vivere, figli di puttana. Solo io no. Darcy Ribeiro