Andrea Zanzotto
Ecloga III - La vendemmia - I Autunno, presto. E il colchico sui prati e la luna che si fa avanti regina e il molto frutto nei notturni adyti e i ruscelli lucenti millepiedi. Cose vive, ahi, vite che ora mi pare di avere perdute. Chi, tardo, si tratterrà a cantarvi? Ma in qualche luogo m’attendete, con qualche segno dell’umano, il più limpido, al limite. Morbido fianco dell’erba, fianco di luna nel giorno, pace in ripresa, lenti alberi, autorità e sostanza. Sì, è un’ubriachezza stolta questa, non durerà. Col dolce colchico e il sonno che oltre me traspare come una lata ricchissima rosa riavrò anche il supremo il superfluo l’azzurro. In esso mi ripristino: basta così poco alla mia precaria anima (rifrazione che ora cade falsa, e non so la ragione) così poco per tornare, per essere: raggio che s’acqueta d’un cielo ove cadere.