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FramMenti

Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi. Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi… perchè vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, più lontano. Vivere è superare se stessi, mentre l’ uomo non sa far altro che lasciarsi andare.  Antonin Artaud

FramMenti

Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose e capovolgere gli eventi. Perché vivere non è seguire il solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti. Vivere è superare se stessi. Antonin Artaud

Antonin Artaud

 Pendolo Non sono un mietitore, checché se ne dica. Accomodo sulle mie ginocchia la luna, mia promessa E l'ora del pastore risuona in qualche angolo Dietro il paravento dipinto della collina, Sotto le palme verdeggianti del cielo deserto. Sono incline A pensare che è senza dubbio per dosare meglio La lenta instillazione del vino annerito del dubbio In sentieri infiniti di cieli incrociati Che nell'acqua del silenzio questa pietra è gettata, Questa pietra sonora nell'attesa e nel dubbio.

Vita

La vita non è questa noia distillata in cui da sette eternità si fa macerare la nostra anima, non è questa infernale morsa in cui ammuffiscono le coscienze, e che ha bisogno di musica, di poesia, di teatro e di amore per esplodere di quando in quando, ma così poco che non vale la pena di parlarne. L’uomo della terra si annoia a morte, e così profondamente dentro di sé che ora non lo sa più. Si corica, dorme, si alza, passeggia, mangia, scrive, inghiotte, respira, caca come una macchina abbassata di tono, come un rassegnato seppellito nella terra dei paesaggi e che il paesaggio ha soggiogato come un servo che è stato avvinto al ceppo d’un cattivo corpo, e sottoposto a letture, buongiorno, buonasera, come sta, il tempo è bello, la pioggia rinfrescherà la terra, dicono i bollettini d’informazione, venga a prendere il tè, il trictrac, le carte, le bocce, il gioco della dama e gli scacchi, ma non è di questo che si tratta, voglio dire che non è questo a definire la vita immonda in cui vivi...

Il teatro e il suo doppio

Ecco l’angoscia umana in cui lo spettatore dovrà trovarsi uscendo dal nostro teatro. Egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi. E tale dinamismo sarà in diretta relazione con le angosce e le preoccupazioni di tutta la sua vita. Tale è la fatalità che noi evochiamo, e lo spettacolo sarà questa stessa fatalità. L’illusione che cerchiamo di suscitare non si fonderà sulla maggiore o minore verosimiglianza dell’azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di questa azione. Ogni spettacolo diventerà in questo modo una sorta di avvenimento. Bisogna che lo spettatore abbia la sensazione che davanti a lui si rappresenta una scena della sua stessa esistenza, una scena veramente capitale. Chiediamo insomma al nostro pubblico un’adesione intima e profonda. La discrezione non fa per noi. Ad ogni allestimento di spettacolo è per noi in gioco una partita grave. Se non saremo decisi a portare fino alle ultime conseguenze i nostri princip...

Van Gogh il suicidato della società

La vita presente si mantiene nella sua vecchia atmosfera di stupro, anarchia, disordine, delirio, sregolatezza, pazzia cronica, inerzia borghese, anomalia psichica (perché non l’uomo, ma il mondo è diventato un anormale), di voluta disonestà ed esimia tartuferia, di lurido disprezzo per tutto ciò che mostra di avere razza, di rivendicazione di un ordine fondato interamente sul compiersi di una primitiva ingiustizia, di crimine organizzato, insomma. Le cose vanno male perché la coscienza malata ha un interesse capitale in quest’epoca a non venir fuori dalla propria malattia. E’ così che una società tarata ha inventato la psichiatria per difendersi dalle investigazioni di certe lucide menti superiori le cui facoltà divinatorie la infastidivano. Antonin Artaud

Succubi e supplizi

Ho fatto un sogno agitato ma talmente significativo, sì certo, talmente significativo. Mr Dequeker si trascinava per terra con delle gambe corte e diceva: Sono un fiore, una donna o [un] animale? Ma che cos’è un albero dopo tutto, che cos’è un albero? Mme D. stava dietro una gabbia con lo stomaco appoggiato sul bordo della gabbia, e diceva: Ce la farà il mio stomaco a tuonare? Mme Thomas aveva il viso pieno di fuoco greco e diceva: Se non smette, soffio. Mr D. era nell’invisibile, come una pozzanghera di essere che non riuscisse a entrare con la mano destra in aria e la sinistra come una vecchia membrana vagante sopra l’addome, e diceva: Vorrei che le mie 2 mani si congiungessero, senza [essere] giunte, no niente mani giunte, ma com’è difficile, ahimè, com’è difficile, com’è difficile la chiesa. C’erano J.D., Mme D. madre, Mme D. figlia, H.T., Colette T., che tentavano tutti di affacciare la testa, alla ricerca del senso di esistere. Antonin Artaud

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