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Visualizzazione dei post da Settembre, 2011

Buonanotte del 30 settembre 2011

L'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose.

Michel Eyquem de Montaigne - Abitudine

Il mandolino del capitano Corelli

L’amore è una pazzia temporanea, erutta come un vulcano e poi si placa. E quando accade, bisogna prendere una decisione. Devi capire se le vostre radici si sono intrecciate al punto da rendere inconcepibile una separazione. Perché questo è l’amore. Non è l’ardore, l’eccitazione, le imperiture promesse d’eterna passione, il desiderio di accoppiarsi in ogni minuto del giorno. Non è restare sveglia la notte a immaginare che lui baci ogni angoletto del tuo corpo. No, non arrossire, ti sto dicendo qualche verità. Questo è semplicemente essere innamorati, una cosa che sa fare qualunque sciocco. L’amore è ciò che resta quando l’innamoramento si è bruciato; ed è sia un’arte, sia un caso fortunato. Tua madre ed io avevamo questa fortuna, avevamo radici che si protendevano sottoterra una verso l’altra, e quando tutti i bei fiori caddero dai rami, scoprimmo che eravamo un albero solo, non due. Ma, a volte, i petali cadono senza che le radici si siano intrecciate.
Louis De Bernieres

Buongiorno del 30 settembre 2011

L'odio non cessa con l'odio,
in nessun tempo;
l'odio cessa con l'amore:
questa è la legge eterna.
Budda

Buonanotte del 29 settembre 2011

La religione consiste nel credere che tutto quello che ci accade è straordinariamente importante. Non potrà mai sparire dal mondo, proprio per questa ragione.

Cesare Pavese - Religione

L’uomo pazzo

L’uomo pazzo corse in mezzo a loro e fulminandoli con lo sguardo gridò: “Che ne è di Dio? Io ve lo dirò. Noi l’abbiamo ucciso - io e voi! Noi siamo i suoi assassini! Ma come potemmo farlo? Come potemmo bere il mare? Chi ci diede la spugna per cancellare l’intero orizzonte? Che facemmo sciogliendo la terra dal suo sole? Dove va essa, ora? Dove andiamo noi, lontani da ogni sole? Non continuiamo a precipitare: e indietro e dai lati e in avanti? C’è ancora un alto e un basso? Non andiamo forse errando in un infinito nulla? Non ci culla forse lo spazio vuoto? Non fa sempre più freddo? Non è sempre notte, e sempre più notte? Non occorrono lanterne in pieno giorno? Non sentiamo nulla del rumore dei becchini che stanno seppellendo Dio? Non sentiamo l’odore della putrefazione di Dio? Eppure gli Dei stanno decomponendosi! Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso! Come troveremo pace, noi più assassini di ogni assassino? Ciò che vi era di più sacro e di più potente, il padrone del mo…

Buongiorno del 29 settembre 2011

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
E' il mio cuore
il paese più straziato
Giuseppe Ungaretti

Buonanotte del 28 settembre 2011

La morte è il riposo, ma il pensiero della morte è il disturbatore di ogni riposo.

Cesare Pavese - Morte

La nera

New York, 2 luglio 1954. E’ notte. Mildred Oakes, una vedova di quarantacinque anni, ha deciso di suicidarsi. E’ seduta in camicia da notte sul davanzale di una finestra al quinto piano di un albergo di Manhattan e minaccia di buttarsi di sotto. Dalla strada, dove circa cinquemila persone stanno assistendo alla scena, la polizia la illumina con i proiettori mentre alle sue spalle agenti e pompieri cercano di farla ragionare. Le parlano con dolcezza per tranquillizzarla, per convincerla a rientrare nella stanza, ma lei non ne vuole sapere. Anzi, continua a ripetere che, se solo cercheranno di avvicinarsi, spiccherà il salto. La tensione è alta e la situazione sembra essere arrivata a un punto di stallo. Poi, a un tratto, il telefono della camera si mette a squillare. Tutti hanno un sussulto, ma nessuno, come rispettando un tacito accordo, va a rispondere. In bilico sul davanzale, la vedova Oakes prega gli agenti di sentire chi è , ma nessuno si muove. La scena si ripete per tre, quattr…

Rambaldo

Quel polverone vide Rambaldo che correva a piedi a cercarla e le gridò: - Dove vai, dove vai, Bradamante, ecco io son qui, per te, e tu vai via! - con quella testarda indignazione di chi è innamorato e vuol dire: ‘Son qui, giovane, carico d’amore, come può il mio amore non piacerle, cosa mai vuole costei che non mi prende, che non mi ama, cosa può volere di più che io sento di poterle e di doverle dare?’ e così imperversa e non si dà ragione e a un certo punto l’innamoramento di lei è pure l’innamoramento di sé, di sé innamorato di lei, è innamoramento di quel che potrebbero essere loro due insieme, e non sono.
Italo Calvino

Buongiorno del 28 settembre 2011

Dove fanno il deserto, lo chiamano pace.
Tacito

Buonanotte del 27 settembre 2011

La giovinezza senza la bellezza ha pur sempre del fascino; la bellezza senza la giovinezza non ne ha alcuno.

Arthur Schopenhauer - Giovinezza

Il racconto dell’isola sconosciuta

E i marinai? domandò lei,  Non è venuto nessuno, come potete vedere,  Ma li avete ingaggiati, almeno? insistette lei,  Mi hanno detto che di isole sconosciute non ce ne sono più e che, anche se ci fossero, non hanno nessuna intenzione di lasciare la tranquillità delle loro case e la bella vita delle navi da crociera per imbarcarsi in avventure oceaniche, alla ricerca dell’impossibile, come se fossimo ancora al tempo del mare tenebroso, E voi, che cosa gli avete risposto?  Che il mare è sempre tenebroso,  E non gli avete parlato dell’isola sconosciuta?  Come avrei potuto parlare di un’isola sconosciuta, se non la conosco,  Ma siete sicuro che esiste?  Tanto quanto è tenebroso il mare.
J. Saramago

L’ aeroplano

Quando entri in un nuovo pensiero hai paura, Rob. Ti dici, ecco un altro pensiero che mi consumerà, che non potrò dire a nessuno. E questa cosa lo farà pesare di più, presto avrò un altro macigno da portare con me. Maledetta sensibilità, pensi, beata l’ignoranza. Non voglio capire, voglio solo essere lasciato in pace. Ogni volta è come cadere in un pozzo, e pensiero dopo pensiero il pozzo è diventato più profondo. E una volta di queste non sarò in grado di uscirne arrampicandomi verso l’uscita. Una volta di queste sarò stanco per la caduta e morirò in quel pensiero lì, nel fondo di quel pozzo. E ti dicono, non pensarci. Ti dicono di goderti le cose belle, come se in quel pozzo di merda mi ci buttassi io. C’erano tempi in cui mi chiedeva cosa avessi, lei, e io le dicevo che erano pensieri miei, cattivi, e che non glieli volevo dire per non farla stare male. E lei non mi diceva di godermi la vita, di non pensarci. Sapeva che non c’entravo un cazzo, che nel pozzo ci cadevo e basta. Allora…

Buongiorno del 27 settembre 2011

La prigioniera alzò il viso, e il viso era dolce e sereno come il viso di un santo di marmo, o di un bimbo che succhia dal seno; così dolce e sereno quel viso, così fresco e bello appariva, che nè pena poteva segnarlo, nè dolore, di un'ombra furtiva.

Emily Brontè

Buonanotte del 26 settembre 2011

La giovinezza è un'ebbrezza continua: è la febbre della ragione.

Francois de La Rochefoucauld - Giovinezza

I diari della motocicletta

Non è questo il racconto di gesta impressionanti. È il segmento di due vite raccontate nel momento in cui hanno percorso insieme un determinato tratto, con la stessa identità di aspirazioni e sogni. Forse la nostra vista non è mai stata panoramica, ma sempre fugace e non sempre adeguatamente informata, e i giudizi sono troppo netti. Forse. Ma quel vagare senza meta per la nostra maiuscola America, mi ha cambiato più di quanto credessi. Io, non sono più io, perlomeno non si tratta dello stesso io interiore.
Ernesto

Buongiorno del 26 settembre 2011

Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,
l'ultimo fiume avvelenato,
l'ultimo pesce pescato,
l'ultimo animale libero ucciso,
vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.

Orso in Piedi, capo sioux

Buonanotte del 25 settembre 2011

L'unica cosa di cui si è certi a proposito della natura umana, è che essa cambia.

Oscar Wilde - Uomo

Lago nero

C'è un lago, su nelle montagne delle Meraviglie, chiamato Lago Nero, probabilmente a causa del colore delle sue acque che sono scure e profonde. Ci si arriva percorrendo un sentiero che sale fino a 2300 metri e, lasciate le verdi pendici di abeti, s'inerpica per una ripida scarpata sassosa dove la vegetazione si fa rada e stentata. Le pietre sono scure e aspre, bisogna procedere con cautela per non inciampare, le vette che appaiono lungo il sentiero in lontananza hanno nomi che incutono timore: la Rocca dell'Abisso, la Cima del Diavolo, il Picco del Mago. Sovente sono attraversate da nebbie basse e dense che rendono l'atmosfera cupa, surreale. Quando si giunge in vista del lago, la sensazione di trovarsi in un luogo inquietante e minaccioso si fa più intensa. Le acque nere del lago sembrano un calderone infernale dal quale potrebbe emergere da un momento all'altro un qualche mostro spaventoso pronto a cibarsi degli ignari avventori. L'angoscia che si prova è cos…

Buonanotte del 24 settembre 2011

L'arte è una delle cose messe in circolazione per colmare il vuoto lasciato nella mente dei popoli dal declino delle religioni.

Abraham Lincoln - Arte

Embrace the imperfection

Siamo esseri miseri, egoisti ed imperfetti, è normale che le nostre relazioni siano altrettanto imperfette. Cercare l’amore della vita, l’amicizia perfetta, la persona di cui fidarsi è uno spreco di energie, siamo al “seconda stella destra e poi dritto fino al mattino” sentimentale. Viviamo di passioni ad orologeria, abbracci con il timer, baci legati ad aquiloni che nessuno tiene stretti. Cercare di dare il meglio di noi stessi e sperare di essere premiati, in qualche modo: non funziona, l’agonismo non funziona in queste cose. Molto meglio presentarsi fuori allenamento, distratti, soprappensiero e lasciarsi scivolare le persone addosso. Basta innamorarsi di un sorriso. Basta credere ad ogni gesto e ad ogni parola. Basta prestare il fianco e venire sistematicamente trafitti. Basterebbe smettere di fare tutto questo e accettare l’imperfezione. Ma probabilmente non ce la farò, è la mia imperfezione.
Quarto di secolo

Castelli di rabbia

Tu non sei come gli altri, Dann, tu fai delle cose, tante cose, e ne immagini ancora delle altre ed è come se non ti bastasse una vita sola per farcele stare tutte. Io non so… a me la vita sembrava già così difficile… sembrava già un’impresa viverla e basta. Ma tu… tu sembra che devi vincerla, la vita, come se fosse una sfida… sembra che devi stravincerla… una cosa del genere. Una roba strana. E’ un po’ come fare tante bocce di cristallo… e grandi… prima o poi te ne scoppia qualcuna… e a te chissà quante te ne sono già scoppiate, e quante te ne scoppieranno… Però… […] Però quando la gente ti dirà che hai sbagliato… e avrai errori dappertutto dietro la schiena, fottitene. Ricordatene. Devi fottertene. Tutte le bocce di cristallo che avrai rotto erano solo vita… non sono quelli gli errori… quella è vita… e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca… io questo l’ho capito, che il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue pic…

Buonanotte del 23 settembre 2011

L'arte di essere saggi è l'arte di capire a che cosa si può passar sopra.

Williams James - Arte

Sessanta Racconti

Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare – ti prometto – gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili. Che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche dell’amore. Ma io ti avrò vicina. E riusciremo, vedrai, ad essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo. Ma tu – adesso che ci penso – sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le inn…

Buonanotte del 22 settembre 2011

Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio, il bisogno.

Voltaire - Lavoro

Almeno...

Se ti piantano un coltello in pancia, che almeno abbiano la decenza morale di mostrarti una faccia che sia adeguata all’azione assassina, una faccia che trasudi odio e ferocia, una faccia di furore demente, addirittura di freddezza disumana, ma, per amor di Dio, che non ti sorridano mentre ti stanno squarciando le budella.
José Saramago

Noi contro la legge

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si …

Buonanotte del 21 settembre 2011

I grandi uomini sono quelli che sanno padroneggiare la felicità e la fortuna.

Napoleone Bonaparte - Uomo

La delusione

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.
Oriana Fallaci

Credo...

Sento dire che le persone hanno perso la fede. Secondo me, hanno perso solo una morale che ci è stata imposta come un timbro che ha fottuto la nostra infanzia. Credo che la perdita di religione sia stata una conseguenza dell’ipocrisia con cui ci è stata insegnata. Credo che la perdita di ipocrisia, sia solo un bene per l’evoluzione. Il peccato mortale, è la perdita di emozioni e di coscienza non di un campanile fatto di parole e morali, ricoperte da croci d’oro, sbandierate al vento. Lo penso. Il Vaticano è una delle fondamenta più ipocrita che abbia mai inventato l’uomo. Potrebbero sfamare dieci volte la fame nel mondo ma forse sono troppo occupati a pregare il cielo che pensare al terreno che hanno sotto i piedi.
Alessandro Serra

Ribellatevi!

Spingere con la forza e non tacere. Dovete usare la vostra forza per sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani. Io non ho più l’età. Succederà che questo schermo rimarrà nero, senza immagini, senza parole. Succederà che i lavoratori di domani di cinema e televisione non avranno un futuro. Perché si sta tagliando il loro presente, si stanno negando i loro diritti di studenti. Succederà che l’unica scuola di cinema e televisione pubblica in Italia perderà materie fondamentali. E succederà anche che non sarà l’unica. Ragionieri, geometri, agrari,educatori, ricercatori tutti nella stessa barca, anzi, tutti parte di una nuova armata Brancaleone.
Mario Monicelli - 4 giugno 2010

F. E. D.

"Formazione" per me, non può significare la riproduzione nel bambino di un modello prestabilito, ma la liberazione di tutte le sue possibilità umane.  "Educazione" significa mettere in grado il bambino (l’uomo, è lo stesso) di conoscere la realtà e di agire per trasformarla. "Disciplina", è un equivoco autoritario; è un alibi per l’educatore incapace; quando un bambino è impegnato in un lavoro interessante, alla cui scelta abbia partecipato liberamente, che metta in moto tutte le sue energie, non ha bisogno né di essere premiato se lo fa bene, né di essere castigato se lo fa male, quel lavoro è un momento della sua crescita.
Gianni Rodari

Il mare

Quelli che amano il mare il mare lo amano così, come se ti fosse sempre dentro, perché non ti serve per andarci in spiaggia, o per farci il bagno: hai proprio bisogno che sia lì, di fronte. Di sentirlo, di toccarlo, di averlo intorno. Chi ama il mare lo ama e basta, in qualsiasi stagione. Forse ancora di più quando non è stagione, ed è brutto ed incazzato, grigio, freddo e malmotoso, che pare star lì a dirti: “Provatici, provatici, su, a venirmi vicino!”, perché il mare è uguale uguale a chi abita sulle sue sponde, e quando è di pessimo umore cerca la rissa come un marinaio ubriaco.
Il nuovo mondo di Galatea

Favola indiana

...raccontata da un vecchio Cherokee al nipote.

“Nonno, perché gli uomini combattono?”

Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calata, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma.

“Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.”

“Quali lupi, nonno?”

“Quelli che ogni uomo porta dentro di sé.”

Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchi, che aveva sé la saggezza del tempo, riprese, con il suo tono calmo.

“Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo.”

“E l’altro?”

“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”

Il bambino rimase a pe…

La ragazza dello Sputnik

Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere. Allungando le mani, riusciamo a prenderci la quantità di tempo che ci è assegnata, e poi la guardiamo mentre indietreggia alle nostre spalle. A volte, nel ripetersi dei gesti quotidiani, sappiamo farlo anche con destrezza.
Haruki Murakami

Nunvereggaecchiù

Arriva l’autunno, cadono le foglie e tornano i talk show. Che, nuovi o vecchi, fatti bene o fatti male, sono il vero elisir di lunga vita di B. e della banda larga al seguito, di destra di sinistra e di centro. Riecco le solite macchiette ripetere per l’ennesimo anno le solite cose. Secondo me B. è ricattato, secondo me no. Secondo me è un bugiardo, secondo me no. Secondo me è un delinquente, secondo me no. E il caso Penati allora? Io non l’ho interrotta, lei non m’interrompa. Lei è schierato. Se non mi fa parlare, mi alzo e me ne vado. Lei è fazioso. Noi abbiamo avuto i voti. La pesante eredità del passato. Non l’avete fatto lavorare. L’opposizione distruttiva. Ce l’hanno tutti con lui. Dov’eravate voi? Tutta colpa di Prodi. Ci ha rovinato l’euro. Ce lo chiede l’Europa. La crisi è globale. Basta fughe di notizie. Non siamo casta. La buona politica. Sediamoci tutti intorno a un tavolo. Le riforme condivise. Il passo indietro. I poteri forti. Il circuito mediatico-giudiziario. Un bell…

La vita come il cactus

La pratica dice che per scrivere bene bisogna vivere, ma la teoria dice che appena vissuta una situazione è consigliabile lasciarla raffreddare prima di scriverci su. Un po’ come i pensieri scomodi, quando avremo un tormento tenderemo sempre a pensare ad altro, ed è così che funziona la scrittura: se io volessi parlare di una cosa, parlo d’altro. Di cazzate, se ci riesco. In fondo è una vittoria più grande rendere delle cazzate belle solo grazie al tuo stile, piuttosto che trasmettere qualcosa con un argomento che di per sé è emozionante. Tuttavia, questo metodo, per quanto sia consigliabile per quanto riguarda la scrittura, nuoce la salute se applicato ai propri pensieri. Ti ritrovi, infatti, migliaia di pensieri che non vorrai pensare perché immagini che possano farti del male. Quei migliaia però non sono nient’altro che un centinaio, e quel centinaio sono due pensieri che probabilmente sopravvaluti. E quindi alla tecnica che tutti consigliano, io aggiungo che è più sensato fare del…

10 consigli per chi ama/vuole scrivere #10

10. Entrare subito in argomento. Per ultimo mettiamo un consiglio sull’iniziare. Evitate di prendere le cose alla larga (Manzoni nei Promessi sposi l’ha fatto: ma noi non siamo Manzoni), entrate subito in argomento, e chiamando le cose col loro nome. “Era una bella giornata d’aprile. Un uomo aprì la finestra e si affacciò”. Meglio: “Giorgio aprì la finestra e si affacciò. Era una bella giornata d’aprile”. Sembra che non cambi quasi niente, invece cambia tutto: anziché cominciare con la meteorologia, cominciamo con un personaggio (reso evidente dal nome) e con un gesto: aprire la finestra e affacciarsi.
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Mancanze

Quando una persona che hai amato ti manca, ti manca davvero tutto di lei. Quasi arrivi a provare nostalgia dei pianti, delle telefonate piene di rabbia, delle umiliazioni. Ti manca tutto quello che significava avere quella persona nella tua vita, perché bastava che ci fosse dentro, alla tua vita. Quella persona se ne va e lascia un vuoto. E ditemi quello che volete, ma il tempo non c’entra niente, ci sono persone che non si dimenticano mai. E che nessuno, niente, potrà sostituire.
biographiedelafaim

10 consigli per chi ama/vuole scrivere #9

9. I dialoghi, che difficili! È proprio difficile far parlare i personaggi. Una conversazione scritta che appaia “naturale” è in realtà molto diversa da una conversazione reale. Si possono seguire alcune piccole regole: a. scrivere solo quelle battute di dialogo che contengono informazioni nuove per il lettore, b. scrivere solo le battute che non possono essere previste dal lettore, c. sostituire, quando si può, una battuta con un gesto espressivo, d. usare nel dialogo, quando si può, frasi “nominali”, cioè senza il verbo.
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10 consigli per chi ama/vuole scrivere #8

8. Attenti al punto di vista. Se Giorgio mi racconta com’è andata tra lui e Giorgia, è evidente che conoscerò solo una metà della storia. Se invece a raccontare sarà Giorgia, conoscerò l’altra metà: e non è detto che i due pezzi coincidano, perché ognuno deforma la realtà secondo la sua percezione e il suo comodo. Così, quando facciamo raccontare la storia a un personaggio, o comunque la raccontiamo dal suo punto di vista, dobbiamo evitare di assumere, anche per un solo istante, il punto di vista d’un altro personaggio. Similmente, la storia raccontata da un personaggio può contenere solo quelle informazioni di cui quel personaggio può ragionevolmente essere in possesso. Infine: ricordiamoci che un personaggio, mentre ci racconta la sua storia, può anche mentire.
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Tropico del Capricorno

Pensai, incontrandola, di stringere nelle mie mani la vita, di aver messo la mano su qualcosa da addentare. E invece la vita mi sfuggì di mano, completamente. Cercavo qualcosa a cui aggrapparmi, e non trovai nulla. Ma tendendo la mano, e cercando di aggrapparmi, di attaccarmi, anche se mi sono arenato, ho trovato qualcosa che non avevo cercato, me stesso.
Henry Miller

10 consigli per chi ama/vuole scrivere #7

7. Attenti alle anticipazioni. “Giorgio non sapeva ancora che, accettando l’invito di quella donna, si sarebbe messo nei guai…”. È facile incontrare frasi così. Spesso si crede che con frasi così si aumenti la tensione e l’aspettativa. Non è vero: si ottiene l’effetto contrario. Ora io so che Giorgio, avendo accettato l’invito di quella donna, si metterà nei guai. Se non l’avessi saputo, se non avessi avuta questa “anticipazione” sulla storia, tutto per me – lettore – sarebbe stato più misterioso e avvincente.
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Grazie presidente

“Siamo fermi là. Nella propaganda che non si arrende, delle frasi da capogiro: “Abbiamo dovuto aumentare l’IVA per non aumentare le tasse”. E gli applausi, e le bandiere festanti, e la Cavalcata delle Valchirie a mo’ di sigla, emblematica, degna di un re. Il re della coglionaggine. Un eversore a capo di uno stato confuso e perso, che ha fatto della politica lo sconcio delle barzellette, proprio come fosse a sua immagine e somiglianza, ridicolo e stupido, osannato dai cretini, che lamenta la mancanza della sovranità popolare e nello stesso tempo designa i suoi successori. Proprio come se si sentisse un re. Il re dei coglioni. «Grazie presidente per averci salvato dal comunismo». E grazie per aver depredato lo stato. Per aver istituzionalizzato la criminalità mafiosa, per aver ridotto alla fame due generazioni di italiani, senza nemmeno dover aumentare le tasse, ma aumentando il costo della vita – la nostra – che non guadagniamo abbastanza nemmeno per comprarci le medicine. Grazie per a…

10 consigli per chi ama/vuole scrivere #6

Chi racconta la storia? Non sempre siamo noi a raccontare la storia. Possiamo inventarci un personaggio che la racconti al nostro posto. Possiamo farla raccontare al protagonista o a un personaggio secondario, che partecipa marginalmente all’azione (come il dottor Watson che racconta le avventure di Sherlock Holmes). Ma possiamo farla raccontare anche a un oggetto, a un animale, a una parte del corpo: immaginiamo la storia di Pinocchio raccontata dal suo naso o la storia del Gatto con gli stivali raccontata dagli stivali…
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Trilogia sporca dell’Avana

Non è che si scelga di stare da soli, è che a poco a poco, si resta soli. E non c’è niente da fare. Bisogna resistere. Arrivi in quell’immensa pianura deserta e non sai che cazzo fare. Molte volte credi che la cosa migliore sia scappare. In un altro paese, in un’altra città, in un altro posto. Ma il problema sussiste. Altre volte credi che la cosa migliore sia di non concentrarti troppo su te stesso e sulla tua solitudine di merda, che si acutizza quando resti isolato, in silenzio. Insomma devi darti una mossa.
Pedro Juan Gutierrez

10 consigli per chi ama/vuole scrivere #5

5. La narrazione è fatta di “scene” e “inquadrature”. Esattamente come i film, una narrazione consiste di un certo numero di “scene” e di “inquadrature”. Mentre raccontiamo dobbiamo avere bene presente quando finisce una scena o un’inquadratura e ne comincia un’altra. Un trucco utile è questo: suddividiamo il nostro testo in tanti capitoletti, non più lunghi di mezza pagina ciascuno, e diamo un titolo a ogni capitoletto. Quasi automaticamente divideremo il testo in “scene”, e mettere il titolo ad ogni scena ci aiuterà a capire che cosa effettivamente è “al centro della scena” in quelle righe.
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10 consigli per chi ama/vuole scrivere #4

4. Raccontare è far vedere. Succede a tutti, nel leggere un libro appassionante, di vedere con gli occhi della mente ciò che viene raccontato: come se un film venisse proiettato davanti ai nostri occhi. Mentre scriviamo dobbiamo domandarci continuamente: che cosa sto facendo vedere al lettore, in questo momento? Se in un certo momento non stiamo facendo vedere niente al lettore, ecco: è come se gli presentassimo uno schermo tutto nero.
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10 consigli per chi ama/vuole scrivere #3

3. La narrazione è soprattutto cose e fatti. Spesso ciò che ci spinge a scrivere è un sentimento (o un’emozione). Noi vorremmo che chi legge rivivesse quel sentimento. Questo è giusto. È ingenuo, però, credere che basti parlare di quel sentimento perché il lettore ne diventi partecipe. Sentimenti ed emozioni nascono da situazioni, avvenimenti, fatti, cose, ambienti, paesaggi, viaggi, oggetti, parole dette o sentite, sogni, visioni. Se vogliamo che lo stesso sentimento si produca in chi legge, dobbiamo raccontare situazioni, avvenimenti, fatti, cose, ambienti eccetera. Se ogni volta che mangio una granita al caffè mi commuovo, non devo parlare della mia commozione, ma descrivere la granita al caffè.
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10 consigli per chi ama/vuole scrivere #2

2. È importante essere avvincenti. Il primo desiderio di chi scrive è di essere letto: di essere letto tutto, fino in fondo, appassionatamente. Quindi un racconto o un romanzo deve essere innanzitutto avvincente. Come facciamo a capire se quello che abbiamo scritto è avvincente? Prendiamo dalla nostra libreria i dieci libri che consideriamo più avvincenti. Rileggiamoli, o almeno sfogliamoli, rileggiamo le pagine più emozionanti. Domandiamoci: che cos’è che rende così avvincenti questi libri (o queste pagine)? Poi leggiamo i nostri scritti, e facciamoci la stessa domanda.
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10 consigli per chi ama/vuole scrivere #1

1. È importante rileggere. Curiosamente, è un comportamento diffuso: molte persone evitano accuratamente di rileggere quello che hanno scritto. Questo non va bene. Bisogna diventare buoni lettori di sé stessi. La prima regola è: leggere qualche frase, o un capoverso, poi fermarsi e farsi un po’ di domande: fin qui va bene? ho detto tutto o ho dimenticato qualcosa? è tutto chiaro? ci sono particolari mancanti?
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Los Justos

Un uomo che coltiva il suo giardino, come avrebbe voluto Voltaire.
Chi è contento che al mondo ci sia la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano silenziosamente agli scacchi.
Il ceramista che immagina un colore e una forma.
Il tipografo che compone a regola d’arte questa pagina, che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un qualche canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che al mondo ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Queste persone, che non si conoscono, stanno salvando il mondo.

Borges

1999

Forse non merito di meglio. Dev’essere scritto da qualche parte, non so. C’è gente che è fatta per vivere ridendo; io è tutta la vita che rimango fregata. Ho sempre creduto a tutto e a tutti, ma non sono riuscita a fare niente, né a essere utile, né a contare per qualcuno… né a essere felice. Nemmeno a essere davvero infelice, perché si dev’essere infelici quando si perde qualcosa, ma io non ho mai avuto niente, tranne la sfiga.

Veggente

Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa, ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; cerca se stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni per serbarne la quintessenza. Ineffabile tortura in cui ha bisogno di tutta la fede, di tutta la sovraumana forza, e dove diventa il gran malato, fra tutti, il gran criminale, il gran maledetto, e il supremo Sapiente!
Arthur Rimbaud

Foglia morta

In un lontano passato, dunque remoto,
quando beltà splendea negli occhi miei
ridenti e fuggitivi, mi sedetti in un caffè
all'aperto, allora non erano ancora ricoperti
di queste orrende plasticacce che usano oggi,
in attesa che mi portassero da bere
cadde sul tavolino una foglia morta
però non era proprio del tutto morta
infatti cominciò a parlare come fanno
naturalmente le foglie quando incontrano
un amico, benchè non fossi propriamente
sua amica e tra noi ci fosse - ci tengo a
sottolinearlo - una differenza considerevole
d'età, la vecchierella mi raccontò che un
tempo era giovane e fresca, partecipava
a tutti i balli organizzati dal vento in primavera
e in estate, cantava al ritmo della pioggia
canzoni struggenti e il sole l'amava di una
passione ardente. Poi, come sempre accade,
cominciò la lenta decadenza: la pelle si
accartoccia, la linfa si dissecca, insomma
giunse l'autunno quindi l'inverno con le conseguenze
che tutti immaginiamo. Senti - le dissi -
vecchi…

Il visconte dimezzato

Quando ho cominciato a scrivere "Il visconte dimezzato", volevo soprattutto scrivere una storia divertente per divertire me stesso e possibilmente anche gli altri; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell’uomo tagliato in due, dell’uomo dimezzato fosse un tema significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra.
Italo Calvino

Fucilazione

Un bambino faceva le bolle di sapone.
Dalla finestra quando mi fucilarono.
Sulla piazza piantata di alberi senza nome,
una mattina deserta con poco sole
tra i rami secchi che non trattenevano le voci,
tra quinte grige di imposte sprangate
oscillavano effimere formazioni, grappoli
subito disfatti in acini trasparenti.
Un bimbo, solo una tenera macchia viva.
In un rettangolo nero,
c’era un vasetto rosso sul davanzale,
la sola cosa rossa di quel giorno tutto grigio,
io non potevo vedere i suoi occhi
sentivo la sua anima appendersi dondolando
in cima alla cannuccia di paglia,
staccarsi con un brivido, volare in silenzio,
trattenere il fiato per pregare il vento,
attraversare il poco sole in punta di piedi,
rapita in una smorfia di felicità.
I miei carnefici gli voltavano le spalle,
nessuno di loro potè vedere le sue mani
sollevarsi in adorazione quando una bolla
più gonfia,la più bella di tutte,
partì dal davanzale come un pianeta di cristallo
e prima di scendere salì verso il tetto
come …

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