Tuta Blu
“Oggi si è avvicinato il capo alla macchina. Mi ha indicato lo stipetto e ha detto cosa vuol dire quella scritta? Io, facendo finta di non sapere niente, quale scritta? Questa qua mi dice prendendomi per la giacca della tuta. Sullo stipetto c'è scritto «W la rivoluzione, dobbiamo cambiare la società cacciare i mostri cacciare i ladri.» Subito incomincia la ramanzina: Di Ciaula, qui è roba tua, tu devi finirla con queste scritte, sennò qualche giorno mi costringi ad andare al capo del personale, devi finirla una volta per tutte, non fare finta di niente perché so che sei stato tu, tu solo fai queste cose e qui abbiamo oltrepassato i limiti, hai capito, i limitiiiiiii, hai capitooooo i limiti. Subito gli dico: uei, calmati ho ucciso per caso qualcuno, ho picchiato qualcuno, ho spaccato qualcosa? È inutile che fai finta di incazzarti, non devi fare la voce grossa con me, quando lasciamo sudore e sangue, sangue vero, sangue rosso sulle macchine per terra, sugli stipetti, tutto va bene, tutto è normale, quando invece tracciamo con una innocente penna i nostri pensieri subito vi torcete, per favore vattene, nessuno ti obbliga a leggere quella scritta, per me quella scritta è molto, mi fa compagnia, mi tiene su, mi dà una ragione di vita, fa parte di tutto me stesso, voi ci vorreste tutti idioti robot vicino alle macchine, ma noi abbiamo una testa, a me questa scritta mi dimostra che sono ancora un essere pensante, uno che ha idee sue e non rumina idee degli altri, per favore vattene, vai a cacare il cazzo da un'altra parte.”
— Tommaso Di Ciaula, Tuta Blu - Ire, ricordi e sogni di un operaio del Sud, Feltrinelli, 1978; p. 15.
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