18 aprile 2015

E poi muori

Alcuni genitori hanno molte difficoltà con, sai: “Tutti gli altri bambini hanno cose orribili, quindi anche i miei bambini devono averle”. Sì beh, sai cosa? No. Lascia che ti tuoi bambini siano un esempio migliore per questi bambini di merda. Solo perché altri bambini idioti hanno un cellulare non vuol dire che: “Oh, ok. Anche mi figlia deve avere questa stupida cosa, altrimenti si sentirà esclusa”. Penso che questi aggeggi siano tossici, specialmente in mano ai bambini. Fare questo [fissare uno schermo], fa male. Non guardano gli altri quando parlano con loro, non sviluppano l’empatia. Voglio dire, i bambini sono cattivi, ed è perché provano le cose per la prima volta. Guardano un bambino e fanno: “Sei un ciccione”. Poi, vedendo la faccia del bambino che si contrae, pensano: “Uh, non mi dà una bella sensazione far reagire le persone così”. Ma devono cominciare facendo la cosa cattiva. Ma quando scrivono “Sei un ciccione” pensano: “Uhm, è stato divertente. Mi è piaciuto”. Il fatto è che hai bisogno di sviluppare la capacità di stare con te stesso, e non fare niente. Questo ci stanno togliendo, i cellulari. È la capacità di stare seduti da qualche parte, così. Questo vuol dire essere una persona, giusto? Nessuno può dire che deve controllare… perché, sai, sotto tutto ciò che c’è nella tua vita c’è quella… cosa. Quella sensazione di vuoto perenne. Sai di che parlo? Sì, ecco. La consapevolezza che niente ha senso e che sei solo. È là sotto. E quando le cose si schiariscono, non stai guardando nessuno, sei nella tua macchina e cominci a fare: “Oh no. Ecco che arriva”. L’essere soli comincia a farsi sentire. Sai, questa tristezza. La vita è incredibilmente triste già solo vivendola. Perciò, stai guidando, e inizia a… per questo mandiamo messaggi mentre guidiamo. Mi guardo attorno e più o meno il cento per cento di chi è al volante manda messaggi. E uccidono tutti, si ammazzano a vicenda con le loro auto. Le persone sono disposte a distruggere una vita e a rovinare la propria, pur di non stare da sole neanche un secondo. Perché è così duro. Una volta ero in macchina e inizia una canzone di Bruce Springsteen. E forse fa tipo Jungle, com’era? Jungle Land! L’ho sentita e mi ha fatto tornare indietro ai tempi della scuola, la depressione. E mi ha fatto sentire proprio triste. E dico: “Oh mio dio, mi sto intristendo! Devo tirar fuori il mio telefono e scrivere “Ciao!” a quindici persone”. E sai, qualcuno di figo risponde. E qualcuno di meno figo risponde più tardi e io dico: “Fanculo con te non ci parlo, aspetto qualcuno di meglio”. Comunque, mi stava venendo fuori quella tristezza e stavo per prendere il telefono, ma mi dico: “Sai che c’è? No. Sii solo triste. Mettiti sulla strada della tristezza e lascia che ti colpisca come un camion”. E l’ho lasciata arrivare e Bruce continuava, ed ho cominciato a sentirmi… ho accostato e mi sono messo a piangere come una fighetta. Ho pianto così tanto, ed è stato bellissimo, davvero, questo… sai, la tristezza è poetica. Sei fortunato a vivere momenti tristi. E poi ho provato sentimenti positivi, perché quando permetti a te stesso di provare tristezza il corpo ha come degli anticorpi, lascia che la felicità arrivi a fiumi per contrastarla. Perciò ero grato del fatto di sentirmi triste, e l’ho contrastato con vera e profonda felicità. È stato un tale viaggio, e il fatto è che visto che non vogliamo quell’attimo di tristezza iniziale, lo scacciamo con un telefono, una sega, il cibo, e non ti senti mai del tutto triste, né del tutto felice. Ti sento solo abbastanza… soddisfatto, dei tuoi prodotti. E poi muori. Quindi… ecco perché non voglio prendere un cellulare alle mie figlie.

- Louis C. K.

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