26 maggio 2015

Ars poetica

Insegnavo alle mie parole ad amare, mostravo loro il cuore e non desistevo finché le loro sillabe non cominciavano a battere.
Mostravo loro gli alberi e quelle che non volevano stormire le impiccavo senza pietà, ai rami.
Alla fine, le parole hanno dovuto somigliare a me e al mondo.
Poi ho preso me stesso, mi sono appoggiato alle due rive del fiume, per mostrar loro un ponte, un ponte tra il corno del toro e l’erba, tra le stelle nere della luce e la terra, tra la tempia della donna e la tempia dell’uomo, lasciando circolare le parole sopra di me, come auto da corsa, come treni elettrici, solo perché arrivassero prima a destinazione, solo per insegnare loro come si trasporta il mondo, da se stesso a se stesso.

— Nichita Stănescu

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