16 giugno 2015

I segnalati

Quando vidi la loro espressione di delusione, come se, essendomi preso il disturbo di scendere per riconsegnargli il pallone, si aspettassero un rimprovero un po’ più originale, con la possibilità di un patetico conflitto con un adulto da raccontarsi poi tra le risate, li accontentai: «Andate a cacciare i gatti al largo di Torre Argentina». L’invito era sufficientemente crudo per catturare un pizzico del loro interesse, per quanto fosse possibile capirlo sotto le frange da teppistelli, i riccioletti neri sugli occhi, le espressioni accigliate di curiosità mista a fastidio che mi rivolgevano. Decisi così, su due piedi, di improvvisare una breve lezioncina, assai antipatica e che tuttavia mi procurò un certo aspro e sadico piacere, circa la bellezza del largo di Torre Argentina, «a sole poche decine di metri da qui, dove fu pugnalato a morte Giulio Cesare», una delle poche zone di Roma «a cielo aperto», dissi compiaciuto di usare un’espressione tra la mie preferite, ascoltata per la prima volta nella Carmen e che ora i ragazzini ascoltavano da me in tutta la sua spontanea genericità, «dove è possibile respirare senza essere colti dall’ansia e dalla brutalità umana sempre in agguato sotto la verniciatura della venustà palaziale capitolina». Forse non usai testualmente questo frasario (in particolare la faccenda della venustà palaziale credo mi sia venuta in mente in questo momento) ma posso assicurare di aver sciorinato un discorso falsamente complice e in realtà ostile che mirava a far comprendere loro quanto fosse da zingari stare lì sotto alle finestre di Fulvia a giocare a pallone e urlando il commento delle azioni, aggiungendo, prima di andarmene, un epilogo circa il fatto che io avrei sempre pensato a Roma come una gigantesca fortezza, ai suoi palazzi come caserme, le sue piazze come piazze d’armi, e la maggior parte delle persone, i cosiddetti passanti, gli uomini della strada, membri di uno sterminato reggimento chiamato “popolazione”, e i ragazzini nient’altro che bersagli per le esercitazioni d’artiglieria. Naturalmente il mio ridicolo tentativo di farli allontanare dallo slargo fallì, non solo mi ero confuso mescolando troppi temi, ma, come sempre quando mi capita di parlare in pubblico, a un certo punto avevo temuto per la mia incolumità, anche se erano solo ragazzini.

— Giordano Tedoldi

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