4 febbraio 2016

Per ricordare Pietro Ingrao

Pietro Ingrao e la sfida del femminismo.
La lezione che la sinistra continua a ignorare.
Per capire quanto fosse radicale la sfida che il femminismo, da luoghi considerati tradizionalmente “non politici”, veniva facendo al modello di civiltà maschile, basta leggere la conversazione che Rossana Rossanda fece con Pietro Ingrao all’interno di un ciclo di trasmissioni per Radiotre nel 1978:
“Ingrao: E’ che affrontare le questioni dell’emancipazione femminile comporta affrontare punti di fondo dell’organizzazione della società in generale. Ti faccio un esempio: se vuoi affrontare davvero il rapporto donna/uomo, devi investire caratteri e dimensioni dello sviluppo, occupazione, qualità e organizzazione del lavoro, fino allo stesso senso del lavoro. Contemporaneamente -ecco dove la dimensione diventa diversa- vai a incidere sulle forme di riproduzione della società, sul modo di concepire la sessualità, i rapporti di coppia, i rapporti tra padri e figli, l’educazione, il rapporto tra passato e presente, forme e natura dell’assistenza, eccetera. Cioè una concezione storica, secolare del privato, tutta una concezione delle stato, tutto il rapporto tra stato e privato (…)
Rossanda: Le donne sono portatrici di una visione della società fortemente interiorizzata nel privato, perché il privato è stato il campo dove sono state collocate, dal privato hanno assunto valori e norme, hanno derivato un modo di essere e quindi un’idea della comunicazione e dei rapporti. Bene, questo è un loro limite o un loro valore? Se è un limite, la questione femminile è essenzialmente un ritardo; le donne devono imparare la politica e la politica deve facilitare la loro ammissione. Ma se non fosse così? Non viviamo in questi anni un dubbio sui principi dell’organizzazione politica della società, una critica alla sua astrattezza, una tendenza riportare l’accento sulla persona? In questo la specifica esperienza dei rapporti fra persone della donne non può rappresentare un pesare sull’organizzazione tradizionale della sfera politica, modificarla?”
(Rossana Rossanda, Le altre, Feltrinelli 1989, p.217)
Non dovrebbe stupire il fatto che venga da parte di un uomo la visione più radicale della posta in gioco: l’uscita dalla logica della complementarità, del semplice ribaltamento di un disvalore in valore, della “mancanza” in un “di più”, di un riequilibrio di poteri che non intacca alla radice la dualità su cui si è retto finora il dominio maschile.

— Lea Melandri

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