11 maggio 2016

L’ovvio e l’ottuso

Il dilettante non viene definito necessariamente da un sapere di grado inferiore, e neppure da una tecnica imperfetta, ma da qualcos’altro: il dilettante è colui che non si fa vedere, colui che non si fa sentire. Qual è il significato di questo eclissarsi? Il dilettante si limita a produrre il proprio godimento (però nulla impedisce che diventi anche il nostro, senza che egli lo sappia), e questo godimento non procede verso nessuna isteria. Al di là del dilettante, finisce il godimento puro (estraneo a ogni nevrosi) e ha inizio l’immaginario, cioè l’artista: senza dubbio l’artista gode, però dal momento che si mostra e si fa sentire, e quindi ha un pubblico, il suo godimento deve fare i conti con un’immagine, che è il discorso tenuto dall’Altro su ciò che egli fa. Réquichot non mostrava mai le sue tele (che sono ancora poco conosciute): «Ogni sguardo sulle mie creazioni è un’usurpazione del mio pensiero e del mio cuore. Quel che faccio non è fatto per essere visto. I vostri giudizi e le vostre lodi sono come degli intrusi che turbano e maltrattano la genesi, l’inquietudine, la percezione delicata del mentale in cui germoglia qualcosa che cerca di crescere.»

— Roland Barthes

0 commenti:

Posta un commento