10 ottobre 2015

Decrescita

Sulla decrescita sono stati scritti e detti fiumi di parole; sulla carta stampata, alla radio, in televisione e nella rete. Nonostante ciò, credo sia utile condividere con voi quello che, obbiettabile o no, avrà un'importanza primaria nella nostra futura vita sociale e quotidiana.

Le prime domande che sorgono spontanee sono: crediamo esista la possibilità di un’involuzione (o addirittura di un abbandono) delle tecnologie che ormai fanno parte integrante della nostra vita? Decrescere è rinunciare? Decrescere è l'unica possibilità che ci è rimasta?
In realtà credo che decrescere non sia tornare indietro, non significa rinunciare a quello che possediamo, ma utilizzarlo al meglio e senza sprechi.
“Per decrescere è necessario non sprecare risorse, non cadere nella trappola perversa del consumismo sfrenato, non sottostare a delle imposizioni imposte dalla televisione, dalla pubblicità e dai mass media in generale. Ridurre al minimo gli imballaggi, cercare di utilizzare tutto il riutilizzabile, cambiare il modo di produrre e di dove produrre. Ritornare ad economie locali per ridurre i costi dei trasporti, perché trasportare una merce a lunghe distanze comporta un dispendio energetico, un’emissione maggiore di anidride carbonica, più incidenti sulle strade, più imballaggi e quindi più rifiuti, più polveri sottili anch'esse colpevoli di casi di tumore e malattie cardiocircolatorie, più costi per la sanità ecc. Si deve produrre con la massima attenzione al rispetto dell'ambiente, costruire case tenendo conto del risparmio energetico e di mantenere una parte di verde necessaria alla sopravvivenza dell'ecosistema”.
La grande obiezione che viene mossa al concetto di decrescita è legata al timore di dover rinunciare ad alcune comodità e quindi all’idea di tornare indietro nel tempo.
In un certo senso è necessario fare un passo indietro per tornare ad adottare abitudini ormai perdute, ma che rispettavano l'ambiente e la convivenza civile.
Grazie all'innovazione, però, non siamo costretti a rinunciare a niente, dobbiamo solo utilizzare quello che abbiamo al meglio per evitare sprechi. Quindi dobbiamo ripensare al modello di "sviluppo" che vogliamo. Sviluppare qualità, cultura e consapevolezza serve ad ottenere una buona convivenza democratica e civile fra gli uomini.
Politicamente l'evoluzione dovrà portare sempre ad una maggiore partecipazione dei cittadini, che segnalano problemi, costruiscono idee e decidono come convivere senza imposizioni dall'alto. Questo è quello che sia io, che la “decrescita”, ci auspichiamo succeda e succeda immediatamente. Questo per il bene dell'umanità intera.

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