Nostra immagine

Da sempre ci è stato insegnato a mostrare, specie se in pubblico, un’immagine forte e radiosa di noi stessi, in alcuni casi anche a negare paure o problemi pur di essere fedeli a quell’immagine socialmente accettata e apprezzata che ci siamo costruiti. Il problema è che questa negazione della nostra debolezza nasce dal senso di vergogna che proviamo per “l’essere deboli”. La vergogna come paura della disconnessione, come paura del rifiuto sociale, dell’essere messi ai margini. Paradossalmente, risulta difficile essere imperfetti e vulnerabili in una società che ci sceglie e che sceglie i nostri pensieri, il nostro cibo, i nostri vestiti e le nostre canzoni e chi va nella direzione del Sè diventa anormale, quasi pazzo, comunque risibile. Ma chi non riesce a pensare di meritare amore ed accoglienza sta lavorando contro se stesso, poiché proprio questa paura di “non essere all’altezza”- di fatto - lo esclude. In realtà la vera connessione passa attraverso l’accettazione della propria autenticità. Comunicare e creare legami sinceri sulla base della autenticità/vulnerabilità dovrebbe essere il compito precipuo, per ciascuno di noi e ancor prima, imparare a dare valore a se stessi indipendentemente dai fattori esterni e/o ambientali. Conoscere la propria vulnerabilità permette l’incontro con se stessi che è il vero scopo della vita per arrivare alla costruzione di rapporti umani nel vero senso della parola umanità e della capacità di amare. La comunicazione tra gli essere umani, quella autentica, quella che dal cuore va alla mente, è la vera “connessione".

— Brene Brown – da “Il Potere della Vulnerabilità”

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