Cavalli selvaggi
L’ultima volta che la vide prima che tornasse a Città del Messico, lei scendeva dalla montagna a cavallo sotto una cappa di nuvole nere che preannunciavano un temporale. Col cappello abbassato sulla fronte e allacciato sotto il mento, cavalcava eretta e altera, e i capelli neri ondeggiavano al vento ricadendole sulle spalle. Indifferente alle plumbee nubi che emanavano lampi silenziosi, proseguí apparentemente ignara di tutto fra i primi goccioloni di pioggia portati dal vento, scese dalle colline, attraversò i pascoli alti, superò i chiari laghetti irti di canne e continuò a cavalcare eretta e altera finché la pioggia non sopraggiunse inghiottendola nel paesaggio estivo battuto dalla furia degli elementi: vero il cavallo, vera l’amazzone, vero il cielo e vera la terra, eppure tutto era un sogno. Cormac McCarthy