25 agosto 2015

La siringa

Nel dopoguerra arrivò anche da noi, venduta in farmacia, la penicillina. Non si doveva più cercarla da malavitosi contrabbandieri come nel film del 1949 di Carol Reed Il terzo uomo, ambientato in una cupa e misteriosa Vienna occupata dalle ruppe alleate. La portentosa scoperta di Alexander Fleming (premio Nobel nel 1945) recò alla portata di tutti l'antibiotico battericida come rivoluzionario metodo di cura.
La magica medicina era allora contenuta sotto forma di polvere in boccettine di vetro, con tappo di gomma protetto da un coperchio di stagnola. Si levava la protezione e si infilava l'ago di una siringa attraverso la gomma per iniettare una dose di acqua distillata. Si agitava, si aspirava e la portentosa cura era pronta.
La penicillina (o meglio, i suoi cento perfezionati antibiotici, c'è ancora. Sono le siringhe di quel tempo che, per fortuna, non ci sono più.
Erano di vetro, grosse, e l'ago di ferro, credo. Dovevano, prima di ogni uso, essere sterilizzate: messe dentro un'apposita scatoletta di alluminio, venivano fatte bollire ed erano idonee per l'utilizzo.
Adesso ci sono le siringhe monouso: le scarti ed eccole pronte, senza farle bollire. E ci sono gli aghi indolori, probabilmente dell'acciaio più fino, cesellati a mano da raffinati orafi. Vedi, nella pubblicità, una vispa frugoletta che si volta felice e mormora: "Già fatto?"
Allora, invece, uno se ne accorgeva, se l'iniezione era fatta o meno. Era in genere una cosa dolorosa, ammettiamolo, e quando c'era da sopportare la puntura anche i più coraggiosi e virili fra noi bambini temevano il momento fatidico.
All'interno del nucleo familiare difficilmente si trovava una persona atta alla bisogna. Anche perchè c'era il terribile rischio che l'iniezione, fatta da mano maldestra, andasse in suppurazione (veramente dicevano "superazione", e proprio l'oscurità del termine rendeva il tutto più temibile).
Si ricorreva a una conoscente, a una vicina di casa "che sapeva fare le punture". La donna arrivava, metteva a bollire la famigerata scatoletta, conversava bellamente con tua madre mentre tu, nervosissimo, attendevi il compiersi dell'opera. Ecco, tutto era pronto. "Culo arrendeti!", ebbe il coraggio di dire una siringatrice. Tu, rassegnato, ti mettevi a carponi, venivi sfregato con alcol denaturato, poi il foro (il "forotto" si diceva), ahia, sfregato di nuovo a lungo e via, libero e spensierato, anche quella volta era passata.
La scoperta della penicillina è stata una gran cosa, ma anche quella dell'ago indolore non è stata da meno.

Francesco Guccini

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