22 luglio 2016

Cavie

Quello italiano, oltre a essere un popolo di santi e navigatori, è infatti pure un Paese di cavie. Una media, nella sola Svizzera del Canton Ticino, di 200 all'anno (in passato si sono toccate punte di 500): almeno la metà può fregiarsi dello status di fedelissimo, grazie a un regolare pellegrinaggio nella mecca delle medicine del futuro. Di solito non si va oltre le 3-4 trasferte. Ma c'è anche chi sceglie di essere un habitué dei laboratori, riuscendo a guadagnare bene. La paga, in tempi di crisi, non è affatto malvagia: retribuzione media tra i 600 euro (per un impegno di 2-3 giorni) fino a tremila euro (per test che possono durare varie settimane). Circa i rischi della sperimentazione farmacologica su soggetti umani il dibattito è aperto da sempre, ma spesso sui media impera la confusione. Ad esempio: può una nuova molecola essere testata su una cavia umana senza prima averla «provata» su una cavia animale? «No - chiarisce Zanini -. Qualsiasi molecola va prima studiata chimicamente in laboratorio, poi studiata su una cavia animale e infine - se gli esiti dei primi due step hanno garantito determinati esiti - somministrata alla cavia umana». Quando c'è il via libera a questa terza opzione, la sperimentazione si suddivide in altre tre sottocategorie. Una fase 1 legata alla tolleranza (cui sono coinvolte decine di cavie umane), una fase 2 legata all'effetto (cui sono coinvolte centinaia di cavie) e una fase 3 legata all'utilità e all'efficacia della molecole (cui sono coinvolte migliaia di cavie). Solo se anche questa terza fase va a buon fine, la molecola viene commercializzata.

— Dall’articolo “Ogni anno l'Italia ‘esporta’ 200 uomini cavia in Svizzera" di Nino Materi

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