I ragazzi della Nickel

 Il primo giorno di scuola, gli studenti della Lincoln High School ricevevano i nuovi libri di seconda mano dalla scuola superiore per bianchi lì di fronte. Gli studenti bianchi, sapendo dove erano diretti i libri, lasciavano una dedica per i proprietari successivi: Strozzati, negro! Puzzi. Mangia la mia merda. Settembre era un periodo di aggiornamento sugli epiteti in voga tra la gioventù bianca di Tallahassee, che, come la lunghezza degli orli e le acconciature, variavano di anno in anno. Era umiliante aprire un libro di biologia, andare alla pagina sull’apparato digerente e trovarsi davanti la scritta Crepa negro, ma col procedere dell’anno scolastico gli studenti della Lincoln High School smettevano di notare le invettive e i suggerimenti sgarbati. Come arrivavi a fine giornata, se ogni affronto ti ribaltava dentro un fosso? Dovevi imparare a concentrare l’attenzione. 

Colson Whitehead, I ragazzi della Nickel, traduzione di Silvia Pareschi, Mondadori (collana Oscar Absolute), 2021; p. 32.

[Edizione originale: The Nickel Boys, Doubleday publishing, Broadway, New York City, U.S., 2019]


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