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Visualizzazione dei post da novembre, 2024

FramMenti

La parte più erotica di un corpo non è forse dove l’abito si dischiude? Nella perversione (che è il regime del piacere testuale) non ci sono zone “erogene” (espressione del resto abbastanza fastidiosa); è l’intermittenza, come ha ben detto la psicanalisi, che è erotica: quella della pelle che luccica fra due capi (la maglia e i pantaloni), fra due bordi (la camicia semiaperta, il guanto e la manica); è proprio questo scintillio a sedurre, o anche: la messinscena di un’apparizione - sparizione.   Roland Barthes

Non ti vedo

Non ti vedo. So bene che sei qui, dietro una parete fragile di calce e di mattoni, alla portata della mia voce, se chiamassi. Ma io non chiamerò. Ti chiamerò domani, quando ormai non vedendoti, immagini che ancora tu sia qui, accanto a me, e che basti oggi la voce che ieri ho trattenuto. Domani… quando tu sarai al di là di una fragile parete di venti, di cieli e di anni. Pedro Salinas

FramMenti

Comunque si travestano linguisticamente il fascismo e la democrazia o la dittatura del proletariato, il nemico capitale resta l'apparato amministrativo, poliziesco e militare; un nemico non identificabile con quello che ci sta di fronte, identificabile perché si presenta come nemico dei nostri fratelli, bensì è il nemico che dice di essere il nostro difensore, mentre ci rende schiavi. In qualunque circostanza il peggiore tradimento possibile consiste sempre nell'accettare la subordinazione a questo apparato e nel calpestare in se stessi e negli altri, per servirlo, tutti i valori umani.  [Simone Weil (Parigi, 3 febbraio 1909 – Ashford, 24 agosto 1943) Riflessioni sulla guerra, in Incontri libertari, traduzione di Maurizio Zani, Elèuthera, Milano, 2001)]  Fonte: mopos

Eternamente

Nemmeno io sono stato lo sventurato messaggero di un’idea più forte di me, né il suo zimbello, né la sua vittima, poiché questa idea, se mi ha vinto, ha vinto solo per mezzo mio, e infine è sempre stata alla mia misura, l’ho amata e non ho amato che lei, e tutto ciò che è accaduto l’ho voluto, e non avendo avuto altro sguardo che per lei, dovunque essa sia stata e dovunque io abbia potuto essere, nell’assenza, nella sventura, nella fatalità delle cose morte, nella necessità delle cose vive, nella fatica del lavoro, nei volti nati dalla mia curiosità, nelle mie parole false, nei miei giuramenti bugiardi, nel silenzio e nella notte, le ho sempre dato tutta la mia forza e lei mi ha dato tutta la sua, in modo che questa forza troppo grande, incapace d’essere distrutta da alcunché, forse ci destina a una sventura smisurata, ma se è così, questa sventura l’assumo su di me, rallegrandomene a dismisura, e a lei dico eternamente: «Vieni», ed eternamente è là. Maurice Blanchot

FramMenti

 Date parole al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza.  (William Shakespeare)

Ben detto!

Finché anch’io arrivo a un punto che certo è il culmine del racconto e mi strappa un forte: «Ah! Che splendida pensata! Com’è ben detto!» e chiudo per un momento gli occhi per ripensare a quanto ho letto, che apre un varco nella babele dei miei pensieri, mi fa scorgere prospettive del tutto nuove, fa fluire verso di me nuove idee e associazioni, sì, mi mette perfino nell’orecchio quell’eterna pulce: «Devi cambiare la tua vita!» E quasi meccanicamente allungo la mano verso la matita e penso: «Questa te la devi segnare», e «ci scriverai vicino un “Molto bene” con un grosso punto esclamativo, e con un paio di parole chiave annoterai i pensieri che questo brano ti ha fatto venire in mente, per aiutare la memoria e documentare il rispetto che provi per l’autore che ti ha così illuminato!» Ma, sorpresa! Quando porto la matita sulla pagina per scarabocchiarci il mio «Molto bene!» mi accorgo che un «Molto bene!» c’è già, e anche le parole chiave che volevo annotare il lettore che mi ha precedu...

FramMenti

 Inutile cercare di togliersi un'abitudine con la volontà; si smette solo quando si arriva al punto di saturazione, alla nausea e all'esasperazione. Si trionfa solo di ciò che si odia, dopo averlo amato. Emil Cioran, Quaderni 1957-1972

l ritorno di Filip Latinovicz

Quanto sono tristi le Igee di gesso nelle vetrine impolverate delle farmacie! Come la latta dei giocattoli, sottili e trasparenti e privi di senso, così sono gli steccati degli schemi mentali che gli esseri umani mettono fra sé e la verità e la concretezza della vita. In effetti sono come i mattoncini dei giocattoli infantili, le religioni, gli assurdi usi natalizi, idilli che introducono il culto della pura menzogna, e da ogni parte spunta la merce: comprate margarina, cioccolata, arance, vaniglia, tessuti, gomma! Gli esseri umani hanno inventato la tappezzeria, i tappeti, il parquet, i tubi dell’acqua calda, le porte a vetri, i pesciolini dorati, i cactus e intere vetrine di libri nei loro appartamenti che nessuno mai legge. Gli esseri umani hanno ammucchiato sotto i loro tetti la maiolica cinese, gli acquerelli, le tovaglie damascate, le calze di seta, le pellicce e le pietre preziose. Gli esseri umani si dipingono le unghie come gli antichi orientali, fanno il bagno in vasche di ma...

FramMenti

 Per molti, moltissimi anni era stato incapace di aprire completamente il suo animo sia con un uomo sia con una donna, e talvolta gli sembrava che la sincerità fosse essenziale come il cibo o l'affetto: durante la maggior parte di quel periodo aveva usato il suo diario come surrogato di un inesistente orecchio amico, un ben misero surrogato, ma che era diventato per lui un'abitudine e quasi una necessità. (P. O'Brian)

La scienza dello storytelling

Dedichiamo gran parte della nostra esistenza a trovare prove che confermino l’esattezza del modello allucinatorio racchiuso nel nostro cranio. Siamo attratti da quel tipo di arte, da quei media e da quelle storie che combaciano con i nostri modelli, e proviamo un senso di irritazione e di estraneità nei confronti di quelle che invece se ne discostano. Osanniamo quei leader culturali che si fanno paladini delle nostre bandiere e, di fronte ai loro avversari, ci sentiamo offesi, profondamente irritati, oltraggiati e proviamo il desiderio di punirli, magari augurando loro ogni tipo di umiliazione. Amiamo circondarci di gente che “la pensa come noi”. La parte più piacevole del nostro tempo sociale è quella che dedichiamo a stringere “legami” ancor più forti con i nostri simili, per offrirci conferme a vicenda e ribadire quanto abbiamo ragione, soprattutto se si tratta di questioni controverse. Quando incontriamo persone con modelli neurali insolitamente simili ai nostri, non smetteremmo ma...

FramMenti

Quando avrò per me quella meravigliosa forza d'istinto che consiste nel sentire, dell'uomo che ci sta presso, la rivalità, non l'affinità? Io sento la simpatia e l'affinità, guardo con occhio amico ogni porco che passa. Non ho l'istinto dell'odio. (C. E. Gadda)  

Conversazione in Sicilia

Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui. Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso; e uscire a vedere gli amici, gli altri, o restare in casa era per me lo stesso. Ero quieto; ero come se non avessi mai avuto un giorno di vita, né mai saputo che cosa significa esser felici, come se non avessi nulla da dire, da affermare, negare, nulla di mio da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare e nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i miei anni di esistenza avessi mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffè, mai stato a letto con una ragazza, mai avuto dei figli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessi tutto questo possibile, come se mai avessi avuto un’infanzia in Sicilia...

FramMenti

Tu non sei uno scettico, né un deluso, né un volterriano: lo vuoi sapere cosa sei? Sei un indolente, e un indolente colpevole, un indolente cosciente, non un indolente ingenuo! Questo tipo di indolenti si cullano nel loro ozio, perché non riescono a fare nulla, non rendendosi conto di dover ragionare. I. Turgenev, [Дворянское Гнездо - Dvorjanskoe Gnezdo, 1859], Nido di nobili, Roma, Gherardo Casini, 1965 [Trad. L. Rosi]

A volte

Le volte che è con furia che nel tuo ventre cerco la mia gioia è perché, amore, so che piú di tanto non avrà tempo il tempo di scorrere equamente per noi due e che solo in un sogno o dalla corsa del tempo buttandomi giú prima posso fare che un giorno tu non voglia da un altro amore credere l’am ore. Giovanni Raboni

FramMenti

Quando potrò uscire, dalla mia povera casa di sassi, verso la foresta gocciolante nell'autunno, tra la visione delle cime e delle nebbie, senza udir la voce dei così detti miei simili? La mia anima intiepidita dal fuoco domestico, rabbrividirà deliziosamente a quel cielo triste, e si perderà con quelle nebbie che sono più amiche a lei di un'umanità di uomini intelligenti, di uomini liberi, di uomini forti. (C. E. Gadda)

Furore

 Ecco il nodo, per voi che odiate il cambiamento e temete la rivoluzione. Vi conviene tenere separati questi due uomini accoccolati, fare in modo che si odino, che si temano, che diffidino l'uno dall'altro. E’ questo l'embrione della cosa che temete. E’ questo lo zigote, perché adesso “Ho perso la mia terra” è cambiato; una cellula si è scissa e dalla sua scissione nasce la cosa che odiate: “Abbiamo perso la nostra terra”. Ecco dov'è il pericolo, perché due uomini sono soli e confusi quanto può esserlo uno. E da questo primo “noi” nasce una cosa ancor più pericolosa: “Ho poco da mangiare” più “ Non ho niente da mangiare”, allora la cosa è in marcia, il movimento ha una direzione. Adesso basta una piccola moltiplicazione, e questa terra e questo trattore diventano nostri.  John Steinbeck - Furore

FramMenti

 Ciò che è consueto tesse intorno a noi una ragnatela sempre più solida, e presto ci accorgiamo che i fili sono diventati funi e che noi stessi siamo seduti al centro, come un ragno che è rimasto impigliato e deve nutrirsi del suo stesso sangue. Per questo lo spirito libero odia tutte le abitudini e le regole, tutto ciò che è duraturo e definitivo, e per questo lacera continuamente, seppur con dolore, la tela in cui è invischiato, sebbene ciò gli procurerà piccole e grosse ferite dolorose – quei fili infatti deve strapparli dal proprio corpo, dalla propria anima. Friedrich Nietzsche - Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi

Guardare

C’è qualcosa che tutti possiamo fare un po' di più: è guardare, guardare con più attenzione il mondo intorno a noi. Guardare non è tanto un modo di informarsi, ma l’unico varco per arrivare a un possibile stupore, può essere un paesaggio lontano, può essere vicinissimo a casa nostra. Guardare è un modo per dire alle cose e agli animali di non andarsene, di rimanere ancora con noi. Guardare una lampadina, un imbuto, un albero, un cane, guardare e sentire un momento di vicinanza, mettere in crisi per qualche secondo la solitudine in cui siamo caduti. In me la ricerca di quello che chiamo Sacro minore è andata crescendo man mano che aumentava l’invadenza della vita digitale. Si può stare in Rete anche molto tempo, ma non bisogna accodarsi all’esodo verso l’irrealtà, bisogna rimanere fedeli al reale, è l’unico bene, è il bene comune, il bene più comune di tutti e non dobbiamo perderlo. Questo guardare di cui parlo non è un partito, non è un’ideologia, non è andare a rintanarsi in un ri...

FramMenti

I vecchi. E vivono del ricordo più che della speranza: infatti, ciò che resta della vita è poco, mentre ciò che è trascorso è molto, e la speranza è del futuro, mentre il ricordo è delle cose passate. Il che è causa per loro anche del parlare a lungo, dal momento che trascorrono il tempo raccontando ciò che è stato. Infatti, provano piacere nel ricordare. Aristotele, [Τέχνη ῥητορική, IV sec. a.C.], Retorica, in Opere filosofiche Vol. III, Torino, UTET, 2013 ebook

Cronorifugio

 Se esiste una geografia europea delle età, dovrebbe articolarsi in questo modo. Parigi, Berlino e Amsterdam per la giovinezza, con un’atmosfera informale, l’odore di marijuana, prendersi una birra al Mauerpark e rotolarsi sulla sua erba, i domenicali mercati delle pulci, la frivolezza del sesso... Poi viene la maturità di Vienna o Bruxelles. Un tempo rallentato, la comodità, i tram, l’assicurazione medica che funziona, le scuole per i bambini, un po’ di carriera, il lavoro da impiegati all’Unione europea. Bene, e per quelli che ancora non vogliono invecchiare ci sono Roma, Barcellona, Madrid... Buon cibo e pomeriggi caldi compensano il traffico, il rumore e il leggero caos. Per la tarda giovinezza aggiungerei anche New York, sì, la ritengo una città europea spostata oltreoceano per una serie di circostanze. Zurigo è una città per invecchiare. Il mondo va più piano, il fiume della vita è sfociato in un lago, lento, con una superficie tranquilla, il lusso della noia e il sole sulla ...

FramMenti

 La gente non è cattiva. È idiota, il che è ben diverso. La malvagità presuppone un certo spessore morale, forza di volontà e intelligenza. L’idiota invece non si sofferma a ragionare, obbedisce all’istinto, come un animale nella stalla, convinto di agire in nome del bene e di avere sempre ragione. — L’ ombra del vento -  Carlos Ruiz Zafón

Fermati

 Ma quando qualcuno ti insulta, ti riduce a un oggetto, quando ti offre un consiglio non richiesto, quando ti incolpa per la sua sofferenza, quando non ti ascolta, e parla continuamente di sé, quando ti paragona agli altri, quando ignora, contraddice, giudica o ridicolizza i tuoi pensieri e le tue emozioni. Fermati. Respira. Sappi che si tratta del suo dolore, non del tuo. Sappi che sta facendo il solo sogno che può fare finché si sveglierà. Sappi che non ti conosce, conosce solo la sua immaginazione. Forse gli è difficile amare se stesso. Forse cerca il suo valore all’esterno. Forse è disconnesso dal respiro, dal corpo, dalla sua preziosa vitalità, dalla sua vera vocazione. Forse vive in un mondo dualistico di bene e male, giusto e sbagliato, successo e fallimento. Forse ha dimenticato la semplice gioia di essere. Forse puoi capirlo. Forse sei stato dov’è stato lui. Non cercare di cambiarlo, ora. Potrebbe non cambiare mai. Non cercare di correggerlo. Non sta chiedendo di essere co...

FramMenti

Quando sono solo, non sono io che sono là e non è da te che resto lontano, né dagli altri, né dal mondo. Io non sono il soggetto al quale può essere arrecata questa impressione di solitudine, questo sentimento dei miei limiti, questa noia di essere me stesso. Quando sono solo, io non ci sono. Questo non significa uno stato psicologico, che indichi lo svenimento, la cancellazione del diritto a provare ciò che provo a partire da me come centro. Ciò che viene incontro a me, non è il fatto che io sia un poco meno me stesso; è ciò che vi è “dietro a me”, ciò che l’io dissimula per essere a sé. Maurice Blanchot  

Libro Rosso

«Va col vuoto tra le mani, poiché questo è tutto. Questo è il mio dono. Se riesci a portare il vuoto tra le tue mani, allora ogni cosa diventa possibile. Non portarti dietro i tuoi pensieri, la tua conoscenza, non portarti dietro niente di ciò che riempie il secchio, e che non è altro che acqua, perché altrimenti guarderai sempre e solo il riflesso, e nient’altro. Nella ricchezza, nei beni materiali, nella casa, nell’automobile, nel prestigio, tu non vedrai che il riflesso della luna piena nell’acqua del secchio, mentre la luna vera è li, in alto, che ti aspetta da sempre. Lascia cadere il secchio, cosi che l’acqua sfugga via, e con essa la luna. Solo questo ti permetterà di alzare lo sguardo e vedere la vera luna nel cielo; ma prima devi avere conosciuto il sapore del vuoto, devi lasciar cadere il secchio della tua mente, dei tuoi pensieri: non più acqua, né luna. Il vuoto nelle mani» (Jung – Libro Rosso)

FramMenti

Noi siamo fatti anche da tutti i nostri innumerevoli morti, da tutte le perdite che hanno scavato nella nostra anima dei vuoti, da tutte le persone significative che abbiamo incontrato e poi perduto: maestri, amori che sono finiti, amici che abbiamo perso.      Tutto quello che è stato e che non è più, che ha marchiato la nostra vita e si è perduto nel tempo, resta in qualche modo ancora qui perché lo portiamo dentro noi stessi. - Massimo Recalcati

Dedica

Voglio dedicare questa poesia a tutte le donne amate. Per qualche istante segreto. A quelle conosciute appena, che un destino diverso porta via e che non si ritrovano più.  A quella che si vede apparire per un secondo alla finestra e che, rapida, scompare via, però la sua sagoma snella è tanto graziosa e sottile da rimanerne rasserenato.  Alla compagna di viaggio, i cui occhi, affascinante paesaggio fan sembrare breve il cammino e che si è il solo, forse, a capire ma che, però, si lascia scendere senza averle sfiorato la mano.  All’esile e leggera ballerina di valzer che vi è parsa così triste e nervosa in una notte di carnevale, che è voluta rimanere ignota e che non è più ritornata a volteggiare in un altro ballo.  A quelle che sono già prese e che vivendo delle ore grigie accanto a uno ormai troppo diverso vi hanno, inutile follia, fatto vedere la malinconia d’un avvenire disperante.  A quelle timide innamorate che sono restate in silenzio e che ancora vi rim...

FramMenti

Ogni anno l’autunno gli porta di questi sentimenti. Bisogno di silenzi, di solitudine, di ricordi. Bisogno di dormire. Di ricapitolarsi. Bisogno d’interiorità. La terra lo chiama a sé e lo invita a raccogliersi. Pier Vittorio Tondelli, Camere separate  

L'animale inquieto

 Il vivere in modo eccessivamente negativo quello che ci capita è spesso conseguenza, oltre che di un impuntarsi sul lato emotivo a posteriori della scontentezza, anche di una visione distorta della realtà: una visione che vuole escludere il caso e il caos, pretendendo di etichettare ogni evento con un giudizio eziologico che ne individui le cause e uno di valore che sancisca il giusto e lo sbagliato. Tuttavia, in natura, caso e caos regnano sovrani ed è regola, piuttosto che eccezione, che gli eventi non siano inquadrabili in una struttura di senso che abbia fondamenta in cause determinabili e affacci su orizzonti valoriali. Edoardo Boncinelli - Marco Furio Ferrario

FramMenti

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine non è essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo ad una pianura ma la distanza tra la linfa e la corteccia, la foglia e la radice.  Josè Saramago

Aracoeli

 E allora mi sono guardato negli occhi.  Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi  casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi  allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo  stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che  la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua  domanda d’amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all’indecenza. Elsa Morante

FramMenti

Stai cercando te stesso? Pensa se quello che trovi non ti piace, e devi viverci per il resto della vita. Johan Harstad - Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?

Tristezze

"La cosa migliore da fare quando si è tristi", replicò Merlino, cominciando a soffiare e sbuffare, “è imparare qualcosa. È l'unica cosa che non fallisce mai. Puoi essere invecchiato, con il tuo corpo tremolante e indebolito, puoi passare notti insonni ad ascoltare la malattia che prende le tue vene, puoi perdere il tuo solo amore, puoi vedere il mondo attorno a te devastato da lunatici maligni, o sapere che il tuo onore è calpestato nelle fogne delle menti più vili. C'è solo una cosa che tu possa fare per questo: imparare. Impara perché il mondo si muove, e cosa lo muove. Questa è l'unica cosa di cui la mente non si stancherà mai, non si alienerà mai, non ne sarà mai torturata, né spaventata o intimidita, né sognerà mai di pentirsene. Imparare è l'unica cosa per te. Guarda quante cose ci sono da imparare". [T. H. White]

FramMenti

 Racconta il tuo miracolo se pensi di aver fatto un miracolo. Combatti per rendere piú chiaro ciò che dici, abbi cura della tua innocenza piú che della tua bravura. Non puoi scegliere che posto avere nel cuore degli altri, pensa a sistemare gli altri nel tuo cuore.  Franco Arminio, da “Studi sull’amore”.

Storie

Mentre per decenni in questo Paese ci si è baloccati sul favoloso assioma «non può esistere antifascismo in assenza di fascismo», abbiamo avuto in ordine sparso: il golpe Borghese, Gladio, il piano Solo, Peteano, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, la strategia della tensione, la strage di Bologna, i NAR, l’Italicus, Ordine Nuovo, Terza Posizione, il Rapido 904, la P2, i servizi segreti deviati. Se invece vogliamo guardare al presente più prossimo, una miriade di pimpanti formazioni di ultradestra mai sciolte, partiti di governo la cui ambiguità sul tema è diventata l’identità programmatica e, per non farci mancare nulla, ci è toccato perfino l’assalto alla CGIL a Roma. Nessuna conquista democratica, nessuna Costituzione figlia della Resistenza può dirsi acquisita per sempre e il presente non fa che ribadirlo ogni giorno, per questo sarà meglio cominciare da noi stessi a ricostruire il rapporto con la Storia dell’ultimo secolo.  Storie di antifascismo senza retorica, a cura di Art...

FramMenti

Solo chi rimane completamente se stesso si presta alla lunga a venire amato, perché solo così, nella sua pienezza vitale, può sembrare per l’altro la vita, essere avvertito come potenza di essa. Non vi è errore più grande nell’amore dell’adattarsi timorosamente l’uno all’altro e di uniformarsi a vicenda. Lou Salomé ( Riflessioni sull’amore)

Bustina di Minerva

 È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia. Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volt...

FramMenti

Non era un'emozione simile all'innamoramento o al desiderio sessuale. Era come se qualcosa si fosse insinuato attraverso una piccola fessura e tentasse di riempire un vuoto che c'era dentro di lui. Ecco cosa provava. Non si trattava di un vuoto provocato da lei. Esisteva dentro di lui da un tempo incalcolabile. Lei vi aveva proiettato sopra una luce speciale, illuminandolo”. Haruki Murakami, "1Q84"

Non c'è più nessuno

Papà come spaccavi l'anguria in due con un colpo secco del tuo coltellaccio non c'è più nessuno. D'estate sotto la lampada col succo che allagava la tavola. Come dividevi la vita tra bene e male non c'è più nessuno. Com'eri giusto a fare le parti tra tutti noi con un colpo secco del tuo coltellaccio non c'è più nessuno. Come ridevi e sputavi i semi e come ti liberavi dei crucci e sconfitte godendo solo del dolce non c'è più nessuno. Fernando Bandini

FramMenti

Ogni vita nasconde, e protegge, dentro di sé tutte le altre che non si sono realizzate, che sono rimaste solo potenziali. E cosí ogni individuo conserva al suo interno, come clandestini su una nave di notte, le ombre di tutte le altre persone che sarebbe potuto diventare. Paul Auster  

Morte

Benché oscuro sia lo sfondo sul quale la morte si manifesta, altrettanto oscuro quanto quello della vecchiaia e della malattia, per non dire di quello del peccato e della stoltezza, ebbene è lo stesso sfondo sul quale si staglia il sereno splendore della vita. Per la nostra salute mentale sarebbe perciò un bene non pensare che la morte non è che un passaggio, una parte di un grande, lungo e sconosciuto processo vitale: sia nei giorni dolorosi nei quali precipitiamo per la perdita di chi ci è caro sia nei giorni tristi nei quali siamo sorpresi dal pensiero della nostra stessa morte. La nostra morte è un’attesa o, se vuole, una promessa che non è mai compiuta. Per questo essa non ci impone di vuotare la nostra vita ma piuttosto di procedere alla sua pienezza. Mentre la morte di ci toglie ciò che ci è più caro, al tempo stesso ci restituisce a ciò che ci è più prezioso. Non è il mistero della morte che siamo chiamati a sciogliere: piuttosto è quello della vita. La vita è un imperativo ass...

FramMenti

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite. Mark Twain

I ragazzi di Piadena

La nostra scuola è privata. È in due stanze della canonica più due che ci servono da officina. D’inverno ci stiamo un po’ stretti. Ma da aprile a ottobre facciamo scuola all’aperto e allora il posto non ci manca! Ora siamo 29. Tre bambine e 26 ragazzi. Soltanto nove hanno la famiglia nella parrocchia di Barbiana. Altri cinque vivono ospiti di famiglie di qui perché le loro case sono troppo lontane. Gli altri quindici sono di altre parrocchie e tornano a casa ogni giorno: chi a piedi, chi in bicicletta, chi in motorino. Qualcuno viene molto da lontano, per es. Luciano cammina nel bosco quasi due ore per venire e altrettanto per tornare. Il più piccolo di noi ha 11 anni, il più grande 18. I più piccoli fanno la prima media. Poi c’è una seconda e una terza industriali. Quelli che hanno finito le industriali studiano altre lingue straniere e disegno meccanico. Le lingue sono: il francese, l’inglese, lo spagnolo e il tedesco. Francuccio che vuol fare il missionario comincia ora anche l’arab...

FramMenti

Sono tuo padre, sono tua madre, non mi chiedere, fratellino, il come mai, sono l'unica casa che ti rimane, e non mi chiedere del resto del mondo, non esiste, non esiste, fuori di queste braccia, tutto, è un buio pesto, né luce né segnali di vita, ma non temere, hai le mie mani, hai il mio corpo, sono tuo padre, sono tua madre, sono la tua casa e il tuo custode, almeno, fino alle prossime bombe. Yousif Latif Jaralla

Il diritto all'ozio

 Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni in cui regna la civiltà capitalistica. Questa follia porta con sé miserie individuali e sociali che da due secoli torturano l’infelice umanità. Questa follia è l’amore per il lavoro, la passione esiziale del lavoro, spinta fino all’esaurimento delle forze vitali dell’individuo e della sua progenie. Anziché reagire contro questa aberrazione mentale, i preti, gli economisti ed i moralisti hanno proclamato il lavoro sacrosanto. Uomini ciechi e limitati, che hanno voluto essere più saggi del loro stesso Dio; uomini deboli e spregevoli, che hanno voluto riabilitare quel che il loro stesso Dio ha maledetto. Io, che non mi professo cristiano, economista o moralista, non posso fare a meno di mettere a confronto il loro giudizio con quello del loro Dio; i precetti della loro morale religiosa, economica e libero-pensatrice, con le spaventose conseguenze del lavoro nella società capitalistica. Paul Lafargue - Il diritto all'ozio

FramMenti

 Di chi hai paura, imbecille? Della gente che sta a guardare? Dei posteri, per strano caso? Basterebbe una cosa da niente: riuscire a essere te stesso, con tutte le stupidità attinenti, ma autentico, indiscutibile. La sincerità assoluta sarebbe di per se stessa un documento tale! Chi potrebbe muovere obiezioni? Questo è l’uomo, uno dei tanti se volete, ma uno. Per l’eternità gli altri sarebbero costretti a tenerne conto, stupefatti Dino Buzzati

Stargirl

Guardò verso ovest. Il sole spalmava burro fuso sulle Maricopa. - Se era reale? Oh, sì. Reale quanto noi. Poco ma sicuro. Questa è la buona notizia. - Mi puntò contro il cannello della pipa. - E si era scelta il nome giusto, anche. Stargirl. Anche se penso avesse in mente cose più semplici. Le creature delle stelle sono rare. Sarai fortunato a incontrarne un'altra. - Creature delle stelle? Non ti seguo. Ridacchiò. - Nessun problema. Neanch'io mi seguo. E’ solo una definizione originale per qualcuno che in effetti non capisco più di quanto non lo capisca tu. - Che centrano le stelle? - Bella domanda. Le stelle sono all'inizio di tutto. Sono state loro a fornire gli ingredienti alla base della nostra esistenza, gli elementi primordiali. Siamo fatti di stelle, tutti quanti.  Jerry Spinelli, Stargirl

FramMenti

Gli uomini temono il pensiero più di qualsiasi cosa al mondo, più della rovina, più della morte stessa. Il pensiero è rivoluzionario e terribile. Il pensiero non guarda ai privilegi, alle istituzioni stabilite e alle abitudini confortevoli. Il pensiero è senza legge, indipendente dall'autorità, noncurante dell'approvata saggezza dell'età. Il pensiero può guardare nel fondo dell'abisso e non avere timore. E se il pensiero diventa proprietà di molti e non privilegio di pochi, dobbiamo finirla con la paura. (Bertrand Russell)

Drogo

Drogo si fermò di colpo, disorientato. A forse  meno di cinque metri di distanza, al lume limpido della luna vedeva benissimo la faccia del militare e la sua bocca era chiusa. Ma la nenia non si era interrotta. Da dove veniva allora la voce? Pensando a questa strana cosa, poiché il soldato se ne stava sempre in attesa, Giovanni disse meccanicamente la parola d'ordine: “Miracolo”. “Miseria” rispose la sentinella e rimise l'arma al piede. Subentrò un silenzio immenso, nel quale più forte di prima navigava il brontolio di parole e di canto. Finalmente Drogo capì e un lento brivido gli camminò nella schiena. Era l'acqua, era, una lontana cascata scrosciante giù per gli apicchi delle rupi vicine. Il vento che faceva oscillare il lunghissimo getto, il misterioso gioco degli echi, il diverso suono delle pietre percosse ne facevano una voce umana, la quale parlava parlava: parole della nostra vita, che si era sempre a un filo dal capire e invece mai. Non era dunque il soldato che c...

3 novembre 1917

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NON SI ERA TOLTO IL SIGARO DALLA BOCCA AL PASSAGGIO DEL GENERALE GRAZIANI, PER QUESTO L'ARTIGILIERE ALESSANDRO RUFFINI VENNE FUCILATO “Noventa di Padova, 3 novembre 1917 ore 16.30 circa. Il generale Andrea Graziani di passaggio vede sfilare una colonna di artiglieri da montagna. Un soldato, certo Ruffini di Castelfidardo, lo saluta tenendo la pipa in bocca. Il generale lo redarguisce e riscaldandosi inveisce e lo bastona. Il soldato non si muove. Molte donne e parecchi borghesi sono presenti. Un borghese interviene e osserva al generale che quello non è il modo di trattare i nostri soldati. Il generale, infuriato, risponde: “Dei soldati io faccio quello che mi piace” e per provarlo fa buttare contro un muricciuolo il Ruffini e lo fa fucilare immediatamente tra le urla delle povere donne inorridite. Poi ordina al T. colonnello Folezzani (del 280 artiglieria campale) di farlo sotterrare: “È un uomo morto d’asfissia” – e, salito sull’automobile, riparte. Il T. colonnello non ha voluto...

FramMenti

 Se un uomo parte con delle certezze, finirà con dei dubbi; ma se si accontenta di iniziare con qualche dubbio, arriverà alla fine con delle certezze.  (F. Bacone)

2 novembre '75

2 NOVEMBRE 1975. L’OMICIDIO DI PIER PAOLO PASOLINI, UN INTELLETTUALE SCOMODO 2 novembre 1975 Sul lungomare di Ostia una gazzella dei carabinieri insegue a tutta velocità un’Alfa 2000 gt. Gli era passata davanti in contromano e non si era fermata all’alt, così l’avevano raggiunta e obbligata a fermarsi. Alla guida della vettura c’è un ragazzo, che scende, prova a scappare ma viene subito bloccato. Il giovane ha diciassette anni, si chiama Pino Pelosi e ha una ferita alla testa. Non potrebbe guidare e in più quella macchina non è sua, i carabinieri lo vedono dal libretto. Così lo portano dentro, al carcere minorile di Casal di Marmo. Il ragazzo però presto fa una confessione incredibile, dice di aver ucciso Pier Paolo Pasolini. Pelosi racconta di essere stato “abbordato” da Pasolini in un bar. Dice che poi insieme i due sono andati in una trattoria e, infine, sull’Alfa Gt si sono diretti all’Idroscalo e qui, in cambio di ventimila lire, Pier Paolo gli avrebbe chiesto un rapporto sessuale...

FramMenti

 Chi ti dà una serpe quando chiedi un pesce, può darsi abbia solo serpi da dare. La sua, dunque, è generosità.  (K. Gibran)

La Sibilla

A Roma le notizie non sono buone. Lussu le racconta del tradimento dei capi dell’esercito e del rifiuto di dare le armi al popolo per difendersi. Lui è stato a porta San Paolo, dove, insieme a Longo, Vassalli, Buozzi, Amendola e Pertini, si è tentato di opporsi ai tedeschi radunando civili arrivati spontaneamente e armati alla buona e un manipolo di soldati rimasti allo sbando dopo la fuga del re, del governo e dei capi militari. Sono state fatte barricate con tram rovesciati, si è combattuto ma alla fine i tedeschi, superiori per forze e numeri, hanno avuto la meglio: sono morti molti civili (si conteranno quattrocento caduti tra i civili, di cui quarantatré donne), tra loro Raffaele Persichetti, un professore di storia dell’arte al liceo Visconti, che sarà medaglia d’oro al valor militare per la resistenza. La battaglia di porta San Paolo è considerata il primo atto della resistenza italiana ed è emblematica del momento, con la viltà del re e di Badoglio, le divisioni all’interno del...

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