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Visualizzazione dei post da aprile, 2025

FramMenti

 E avvertii forte il trascorrere del tempo. Non il tempo delle nuvole e del sole e della pioggia e il passare delle stelle ornamento della notte, non il tempo delle primavere dentro il tempo delle primavere e il tempo degli autunni dentro il tempo degli autunni, non quello che mette foglie sui rami o quello che le strappa via, non quello che increspa e leviga e colora i fiori, ma il tempo dentro di me, il tempo che non si vede e ci impasta. Quello che ruota e ruota in cuore e lo fa ruotare con sè, e ci va cambiando dentro e fuori e lentamente ci va riducendo come saremo l'ultimo giorno. Mercé Rodoreda, La piazza del Diamante

Less is more

Nel Simposio Platone descrive la nascita di Eros come il risultato di una festa piuttosto turbolenta, data dagli dèi in onore della nascita di Afrodite: era presente Pòros (Espediente) figlio di Metis (Sagacia) che, come tutti i personaggi del dialogo di Platone, amava bere parecchio. Ubriacatosi di nettare, si addormentò in giardino, dove Penìa, la povertà, approfittò di lui. Come abbia fatto Penìa a fare l’amore con Pòros mentre era addormentato non è poi così importante. Il risultato di quel pomeriggio di festa fu la nascita di Eros, intelligente e scaltro come il padre, affamato come la madre. Di tutti i miti platonici, forse questo è il più bello. Sicuramente è il più vicino all’arte di non avere niente, perché è fondamentale per comprendere come il coraggio della povertà sia necessario per ottenere quel che realmente desideriamo. Soltanto Penìa ci libera dai ricatti della proprietà, e soltanto Pòros orienta i nostri desideri in maniera razionale. Se Penìa non genera Eros, se rima...

FramMenti

In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro. A tutti i nevrotici del successo, dell'apparire, del diventare... A questa antropologia del vincente, preferisco di gran lunga chi perde. È un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco. Pier Paolo Pasolini

Considerazioni inattuali

Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi: salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell'attimo e perciò né triste né annoiato… L'uomo chiese una volta all'animale: "Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della felicità?" L'animale voleva rispondere e dice: "Ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire" – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque: così l'uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre accanto al passato: per quanto lontano egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l'attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istant...

FramMenti

Esiste anche una seconda forma della nostalgia che assomiglia di più a una specie di visitazione. E la nostalgia-gratitudine. In questi casi il passato ci visita e ci porta luce, ci ricorda non qualcosa che è morto e impossibile da avere, ma la bellezza e lo splendore di ciò che abbiamo vissuto e dal quale possiamo continuare ad attingere linfa vitale. È la nostalgia al servizio della vita e non della morte Massimo Recalcati

Il silenzio della ragione

Tutti erano indifferenti, qui, quelli che desideravano salvarsi. Commuoversi, era come addormentarsi sulla neve. Avvertita dal suo istinto più sottile, la borghesia non smetteva di sorridere, e urtata continuamente dalla plebe, dai suoi dolori sanguinosi, dalla sua follìa, resisteva pazientemente, come un muro leccato dal mare. Non si poteva prevedere quanto questa resistenza sarebbe durata. Infine, anche la borghesia aveva dei pesi, ed erano l'impossibilità di credere che l'uomo fosse altra cosa dalla natura, e dovesse accettare la natura in tutta la sua estensione: erano l'antica abitudine di rispettare gli ordinamenti della natura, accettare da essa le illuminazioni come l'orrore. Dove nel popolo scoppiava di tanto in tanto la rivolta, e dalle alte mura della prigione uscivano bestemmie e rumore di pianti, qui la ragione taceva in un silenzio assoluto, temendo di rompere con una benché minima osservazione l'equilibrio in cui ancora la borghesia si reggeva, e vede...

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