L'Anguana del Cion

L'Anguana del Cion di Fiorella Lorenzi

Presso il Mulino del Cion a Valle di Sopra c'era, e c'è ancora, una conca naturale scavata nella roccia proprio sotto le mura dell'antico edificio, dove si raccoglie l'acqua del torrente durante le tumultuose brentane autunnali e primaverili.
Dopo i giorni di burrasca, nel bacino il ruscello lentamente si decanta dai materiali portati dalle piogge e l'acqua torna limpida e cristallina e nell'assorbire i colori della natura circostante, assume tutte le tonalità screziate del verde, dallo smeraldo scintillante che lascia trasparire il fondo, al verde intenso e cupo delle foglie che i raggi del sole, penetrando la fitta boscaglia, accendono di riflessi dorati.
Ancora oggi il luogo viene chiamato il bojo della Veneranda, dal nome della proprietaria del Mulino. Dai tempi più remoti, la conca appartata era la dimora delle Anguane, custodi delle acque e protettrici dei boschi e dei campi lungo la valle del Cion.
Gli abitanti della contrada non erano mai riusciti a vedere un'Anguana, ma le leggende popolari raccontano che nelle notti di luna piena le Anguane lavassero i loro panni ricamati e li stendessero al chiaro di luna su lunghi fili d'argento che attraversavano intere valli, mentre si udiva un canto armonioso salire dal torrente e spandersi nell'aria insieme a un meraviglioso profumo di fiori.

All'epoca della storia che stiamo per raccontare, nel bojo viveva una bellissima e giovane Anguana dai lunghi capelli biondi. La fanciulla amava cantare di notte alla luce della luna e cucire il suo corredo da sposa con un ago d'oro e fili d'argento. Usciva dall'acqua della pozza con un agile guizzo, si sedeva sul ponticello di pietra che sormontava il torrente e cominciava a ricamare intonando dolci melodie.

Spesso il Sanguanello, il folletto dispettoso dei boschi, si recava a farle visita e si intratteneva a parlare con lei tutta la notte dei piccoli avvenimenti accaduti in paese agli uomini e agli animali. Il folletto era segretamente innamorato della bella Anguana, e avrebbe voluto dichiararle il suo amore, se non fosse stato consapevole che una fanciulla così bella e dolce meritava di sicuro un giovane principe, bello e coraggioso, a cavallo di un bianco destriero che un giorno sarebbe giunto per portarla nel suo castello tra i monti e non un nanetto come lui dal volto rugoso, povero e senza casa.
L'inverno procedeva al ritmo lento della neve e del freddo con le lunghe veglie nelle stalle, ma nei prati più soleggiati già facevano capolino i crochi e i ciuffi delle primule. Il Sanguanello e l'Anguana non temevano il freddo e una sera di febbraio illuminata dalla luna che faceva risplendere le ultime chiazze di neve nel bosco, il Sanguanello disse all'Anguana che era arrivato il nuovo guardiacaccia.
La fanciulla smise per un attimo di ricamare, alzò il volto candido e chiese:
E com'è il guardiacaccia? –
È un giovane alto, bruno, braccia robuste. Sembra un tipo tranquillo.-
Mi piacerebbe conoscerlo, Sanguanello. Sai come si chiama?-
Matteo, credo che si chiami così.-
Appena avrò terminato di ricamare il corredo da sposa, lo porterai qui in modo che possa vederlo.-

Trascorsero ancora tre settimane prima che l'Anguana terminasse il lavoro di ricamo. Il Sanguanello temeva che la giovane se ne sarebbe andata dalla pozza e non l'avrebbe rivista mai più. Piangeva disperato al pensiero della solitudine che lo attendeva nelle lunghe notti d'inverno. L'Anguana possedeva la saggezza profonda e antica dovuta alla conoscenza della vita dei boschi e dei campi, dall'ascolto delle innumerevoli voci degli animali e degli alberi che popolano la foresta. Nonostante trascorresse la vita lontano dalla gente nella sua conca d'acqua, possedeva poteri magici che le permettevano di conoscere a fondo l'animo umano, le gioie e i dolori che agitano l'indole mutevole degli esseri viventi.
Il Sanguanello non poteva rassegnarsi al pensiero di perdere la sua cara amica, ma sapeva con certezza che lei sarebbe andata incontro al suo destino e a lui non restava altro da fare che aiutarla a compierlo.
Cominciò così a preparare un piano per il momento in cui lei gli avesse chiesto di attuare la promessa.
Domani fa in modo che il guardiacaccia passi dal bojo. Voglio conoscere questo giovane. -
Disse una sera di marzo l'Anguana al Sanguanello che era andato a trovarla alla pozza porgendole un mazzetto di viole e primule colte sotto un faggio.

Il Sanguanello si avviò con animo mesto lungo il sentiero per raggiungere la tana della volpe che lo attendeva. Dovevano mettere a punto gli ultimi dettagli del piano per attirare il guardacaccia nella trappola che avrebbe consentito all'Anguana di fare la sua conoscenza. La volpe, in cambio di una gallina, si era detta disposta a fare la sua parte che consisteva nel fingersi caduta in una profonda buca del terreno vicino al bojo e guaire fintanto che il guardiacaccia, chiamato da qualcuno di passaggio, non fosse venuto a liberarla.
Il mattino seguente di buon'ora,Toni Munaro scendeva da Velo lungo il sentiero, quando udì un lamento prolungato provenire dal bosco. Si fermò per ascoltare meglio. Il gemito pareva quello di un animale ferito e diventava sempre più straziante. Senza perdere tempo l'uomo, che aveva buon cuore, partì in direzione del lamento e in pochi istanti si trovò davanti a una profonda buca dove sul fondo giaceva una povera volpe, apparentemente in cattive condizioni che guaiva da far impietosire. Gettò alla volpe un pezzo di formaggio che aveva con sé e si mise a correre per andare in cerca del guardacaccia in paese. In quel momento il Sanguanello, che aveva assistito alla scena nascosto dietro un cespuglio, uscì in fretta per rassicurare la volpe che tutto procedeva secondo i piani. Presto sarebbero giunti i soccorsi a liberarla dai tormenti e intanto poteva smettere di guaire e mangiarsi in pace il formaggio.
Giunto in paese, Toni aveva trovato la guardia nella piazza, gli aveva spiegato brevemente l'accaduto e i due si erano messi subito in marcia verso il Cion. Raggiunto il ponticello sul torrente, videro una fanciulla che lavava i panni inginocchiata su una lasta accanto all'acqua. Sulla schiena le guizzava una lunga treccia di capelli biondi che pareva un serpente dorato.
La giovane alzò gli occhi e incrociò lo sguardo del guardacaccia.
Bastò quel semplice gesto a far scoccare la scintilla d'amore che legò indissolubilmente l'uno all'altro i destini dei due giovani.
Chi è quella ragazza? - domandò Matteo ammaliato dalla visione a Toni che era rimasto anche lui a fissare incantato il volto luminoso della giovane lavandaia.
Non la conosco. Non l'ho mai vista da queste parti. - rispose quello.
La fanciulla aveva ripreso a lavare i panni scuotendoli nell'acqua e intonando una nenia dolce e suadente.
Sembrava che i due uomini non fossero più capaci di muoversi dal ponte, quando si fecero udire dal bosco i lamenti strazianti della volpe rimasta in fondo alla buca. Allora si riscossero dall'incanto ricordando il motivo per cui si trovavano lì e si affrettarono a grandi passi verso la tana dove la volpe non ne poteva più di fingere un'agonia che le aveva messo addosso una gran fame.
Liberata la volpe, Matteo tornò in fretta al Cion nella speranza di rivedere la bella lavandaia, ma la fanciulla era sparita. Deluso e disperato si sedette sulla lastra dove poco prima l'aveva vista lavare i panni e accarezzò la superficie della pietra che tratteneva il tepore del sole. Mentre il suo cuore si angustiava al pensiero che non l'avrebbe mai più rivista, scorse tra l'erba un pezzetto di carta che occhieggiava come un fiore. Distrattamente lo raccolse e lesse queste parole “Tornerò per la festa di primavera”.
Nel mese di maggio, alla festa di Primavera, i due giovani furono visti insieme per tutta la durata dei festeggiamenti che si svolgevano in piazza e si protraevano fino a tarda sera.
Matteo, che si sentiva attratto dalla fanciulla come una calamita al ferro, le fece la proposta di matrimonio che aveva in mente fin dal giorno in cui l'aveva vista lavare i panni al Cion. Disse che se lei era contenta, per la fine dell'estate, appena ultimata la casetta che stava costruendo su un pendio soleggiato fuori del paese, si sarebbero sposati.
La ragazza, che altri non era che l'anguana del bojo della Veneranda, accettò la proposta, ma pose una condizione: Matteo avrebbe dovuto permetterle di allontanarsi da casa una volta al mese per tornare in montagna a far visita alla vecchia zia rimasta sola. Lui non avrebbe mai dovuto né accompagnarla né seguirla, altrimenti lei sarebbe scomparsa per sempre e non l'avrebbe rivista mai più. Il guardiacaccia acconsentì senza esitare alla richiesta e promise che avrebbe rispettato la sua volontà senza mai venir meno alla parola data.
Alla fine dell'estate, come promesso, Matteo e l'Anguana si sposarono e andarono ad abitare nella casetta nuova poco fuori l'abitato.
Allo scadere di ogni mese si allontanava da casa poco prima di sera per farvi ritorno dopo due giorni e due notti trascorsi in montagna dalla vecchia zia...o almeno questo era ciò che credeva Matteo, ignaro di aver sposato un'anguana.
In realtà la giovane sposa non si dirigeva dalla zia in montagna, ma avviandosi per il sentiero di Velo, riappariva per due giorni nella sua conca d'acqua del Cion dove in quel breve tempo, riprendeva le sue abitudini di anguana. Abitudini alle quali non poteva sottrarsi per alcun motivo, pena la morte, poiché è risaputo che le creature dell'acqua non possono abbandonare il luogo che è stato loro destinato e che è la loro fonte di vita. Inoltre devono periodicamente immergersi nelle pozze d'acqua per continuare a vivere in eterno. Il Sanguanello era felice nelle sere in cui l'Anguana tornava al Cion e non mancava mai di andare a farle visita.
Ma la felicità, si sa, non dura per sempre.
Un lontano parente di Matteo, giunto un giorno al villaggio in visita, insinuò il dubbio nel guardiacaccia che la sua sposa non fosse così innocente come voleva far credere e che al paese in montagna non c'era in realtà nessuna vecchia zia bisognosa di aiuto ad attenderla. Forse la sposa aveva qualcosa da nascondere, forse la sposa era una strega cammuffata da donna di belle sembianze per portare la rovina nella casa del guardiacaccia e in tutto il paese. Matteo sulle prime non diede ascolto alle parole maligne del parente, ma col passare del tempo il dubbio cominciò a roderlo come un tarlo che scava nel legno, insinuando in lui un'inquietudine che non gli dava pace. Finché una notte, dopo che la sposa era uscita per andare in montagna dalla vecchia zia, non resistette più e, infrangendo la promessa suggellata con la fanciulla prima delle nozze, spinto dal desiderio di dissipare i dubbi che lo tormentavano, la seguì.
Era primavera. La luna d'aprile rischiarava la notte. Per il guardiacaccia non fu difficile seguire i passi della sposa che si allontanava tra le ombre del bosco dove regnava un gran silenzio. Grande fu il suo sbalordimento quando vide che la donna si dirigeva al bojo della Veneranda e improvvisamente vi si tuffava nuotando con l'agilità di una sirena per poi sparire sott'acqua come inghiottita dalle profondità della pozza.
Rimase a lungo immobile, nascosto dalla vegetazione a spiare, mentre il suo cuore era in preda all'angoscia e lacrime silenziose gli rigavano il volto. Immerso com'era nello stupore doloroso di quella terrificante scoperta, non si accorse del sopraggiungere di una figura che si muoveva tra gli alberi e che gli comparve davanti all'improvviso. Era il Sanguanello. Si sedette accanto a Matteo e con un sussurro appena udibile disse: - Hai sbagliato. Non dovevi infrangere la promessa. Ora l'hai perduta per sempre, lei non ritornerà mai più da te. Devo riferirti da parte sua di vegliare sui figli perché un giorno verrà a vedere come li hai cresciuti. -
In quel momento l'anguana uscì dall'acqua splendendo di luce bianca, si avvicinò all'amato sposo per dargli un ultimo bacio e scomparire per sempre alla sua vista.

Commenti

  1. Un racconto originale che riscopre antichi personaggi e leggende,scritto con delicatezza, come solo tu sai fare. Grazie cara Fio, anche il tuo contributo illumina questa edizione del Carnevale. E scrivi, continua a regalar i il piacere di leggerti.

    Grazie, Supernova, a presto!

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  2. Grazie Maria per avermi invitato e incoraggiato a partecipare al Carnevale. Come sai rumino molto lentamente :)
    Silva :) grande amico.

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