L'etica del viandante

 ...Gli anni che stiamo vivendo stanno registrando l'accentuazione di quel processo migratorio che l'umanità ha sempre conosciuto nella forma del nomadismo, che confonde i confini del territori su cui si orienta la nostra geografia. Usi e costumi si contaminano e, se "morale" o "etica" vogliono dire costume, è possibile ipotizzare la fine delle nostre etiche fondate sulle nozioni di proprietà, territorio e confine in favore di un'etica che, dissolvendo recinti e certezze, va configurandosi come etica del viandante. Un'etica che non si appella al diritto degli Stati, ma al diritto della Terra, che oggi è in pericolo non solo per l'espansione incontrollata della tecnica e del mercato, ma anche e soprattutto per la "logica del nemico" con cui gli Stati hanno sempre regolato i loro rapporti. A differenza dell'uomo del territorio che ha la sua certezza nella proprietà, nel confine e nella legge, il viandante elabora una diversa esperienza che ha come punto di riferimento la fraternità, attestata dall'appartenenza degli uomini alla stessa specie, oggi messa a rischio dalle condizioni di estrema precarietà in cui gli uomini hanno ridotto la Terra. Per questo l'etica del viandante oggi non è come un tempo un appello, un auspicio, una speranza, ma una necessità imposta per la sopravvivenza della specie. E questa è la ragione per cui il viandante, con la sua etica, può essere il punto di riferimento dell'umanità a venire, se appena la storia accelera i processi di recente avviati che sono nel segno della de-territorializzazione.

Fine dell'uomo giuridico a cui la legge fornisce gli argini della sua intrinseca debolezza, e nascita dell'uomo sempre meno soggetto alle leggi del territorio perché fa appello a valori che trascendono la garanzia fornita dalle frontiere e dal confini che spartiscono la Terra e separano gli uomini che, nella storia, hanno sempre regolato i loro rapporti secondo la logica del nemico, e oggi ancora tardino ad accorgersi che, nei confronti della Terra, il nemico siamo noi..."

(Umberto Galimberti, "L'etica del viandante" - Feltrinelli)

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