Stupore
Lo stupore è lo stato di chi rimane «attonito» (dal lat. ad-tonare, tuonare), come stordito dal tuono; è la condizione di chi di fronte ad un evento sorprendente resta fermo e immobile, come testimonia il radicale st che ha sempre il senso di stare, essere fermo e saldo, nelle sue molteplici varianti linguistiche che vanno dalla stalla allo stato alle istituzioni e ben oltre. Si sta fermi e immobili, stupiti e attoniti in virtù della sorpresa che ci coglie e ci afferra e ci colpisce, da sor-prendere (lat. super-prehendere), prendere sopra, assalire. La sorpresa per il nuovo e inatteso cattura dall'alto la nostra attenzione in maniera imprevedibile, rendendo inutili previsioni e prevenzioni; la sorpresa infrange l'esperienza, la sorpresa devia dalle nostre aspettative e dal corso normale delle cose, è data dall'imprevisto e dal sensazionale, ovvero dalla sensatio, ciò che coinvolge tutti i sensi, ma anche l'intelletto, se sensatus, sensato, è ciò che è ragionevole in quanto dotato di senso. Se qualcosa ci sorprende poi, è sì perché questo qualcosa è inatteso e nuovo, è diverso dall'aspettativa, non è riconducibile al noto e abituale, non è familiare, ma soprattutto perché emana una forza insolita che ci «prende sopra» col suo messaggio, con quello che ha da dirci. Attenti dunque a predisporre l'attenzione a «cogliere l'attimo» della sorpresa che stupisce e a farsene scuotere, se si vuol cercare di iniziare un processo creativo.
Importante, in ambito filosofico come in altri contesti, è poi mantenere la condizione di stupore, di sorpresa e di meraviglia: questo è il senso dello stupore come principio della filosofia, interpreta Heidegger, e il principio è ciò da cui qualcosa deriva. Ma non nel senso che quel che viene prima dà luogo ad altro e poi se ne va. Non è che una volta spentasi la meraviglia, la filosofia va avanti e lo stupore diventa superfluo.
— Francesca Rigotti (http://www.doppiozero.com/materiali/stupore)
Commenti
Posta un commento