Avevo sei anni
Il 25 agosto del 1972 avevo sei anni. Ho ricordi fugaci di quel giorno, ma mi è rimasto appiccicato addosso lo sgomento. Per noi era un giorno di festa, nonna Livia infatti, compiva gli anni, sessantuno in quel giorno. Erano anni in cui capitava che mio padre, militante e dirigente del PCI, dovesse dormire in altri luoghi anziché con noi a casa propria. Poi, mi spiegarono che per ragioni di sicurezza era meglio così. Era il periodo dei vari tentativi di colpo di Stato da parte delle forze reazionarie e fasciste. Piano Solo (1964) e Borghese (1970), per intenderci. Quella sera fu una di quelle in cui papà non rientrò e quando lo fece, il mattino seguente, era pallido come un cencio. Al cinema Roma ci sarei andato tante volte in seguito, ma in quella sera di fine agosto una dozzina di fascisti, nell'ombra, aggredì il ventenne Mariano Lupo, militante di Lotta Continua e altri due suoi compagni, Alfonso Piazza e Giancarlo Ablondi. I capitani "coraggiosi" colpirono prima Piazza e quando Mario accorse in sua difesa lo pugnalarono al cuore. Aveva vent'anni! L'età di mia figlia, vent'anni! Era di Cammarata Lupo, nell'agrigentino. Conosco quei luoghi, mia suocera è nativa di San Giovanni Gemini e i due paesi si guardano e si baciano a oltre 700 metri di altitudine. Edgardo Bonazzi, uno dei fascisti condannati per omicidio premeditato, esecutore materiale dell'assassinio, disse: "Non ce l'ho con i comunisti, ma con i terroni!". Cercarono in tutti i modi di far apparire l'uccisione per futili motivi, poi per motivi passionali. In realtà lo uccisero proditoriamente e per motivi politici.
A partire dal 1968, un gruppo di neofascisti vicini al Movimento Sociale Italiano e a Ordine Nuovo si rese responsabile di una serie di aggressioni e intimidazioni nei confronti di militanti di sinistra, fomentando lo scontro sociale e di piazza come a esempio quando, armati di lanciarazzi e bombe molotov, fece un'incursione all'ospedale psichiatrico di Colorno occupato dal movimento studentesco. In seguito tre operai furono aggrediti e ridotti in fin di vita da un gruppo di fascisti. Nei pressi del luogo dell'aggressione fu ritrovata una mazza da baseball con incise le scritte: "santo manganello" e "italianissimo".
I pestaggi, le aggressioni e le intimidazioni aumentarono. Si scoprì anche che i fascisti locali non erano soli ma erano sostenuti da giovani provenienti da diverse città italiane.
Il processo non si tenne a Parma, bensì ad Ancona per legittima suspicione. Ancona ritorna, come per il processo ai fascisti che massacrarono mio nonno Eleuterio e altri sei martiri.
L'avvocato dei famigliari di Lupo, Decio Bozzini, fece di tutto per allontanare il tentativo della polizia e della magistratura di ricondurre l'omicidio a una rissa priva di movente politico, poi appunto venne ipotizzato anche il motivo passionale. Gli autori materiali dell'aggressione, ovvero Edgardo Bonazzi, Andrea Ringozzi e Luigi Saporito, vennero arrestati e rinviati a giudizio per l'omicidio. I giudici, con la sentenza del 30 luglio 1975, rigettarono l'ipotesi della premeditazione, condannando Edgardo Bonazzi a undici anni e otto mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale e Andrea Ringozzi e Luigi Saporito rispettivamente a sei anni e a quattro anni per concorso. Mariano Lupo detto Mario, morto a vent'anni per mano fascista. Il giorno dei funerali, la città di Parma vide la più grande manifestazione antifascista del dopoguerra.
Nicola Maestri
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