Il Campo

Avevo tre anni quando finí la guerra e cinque quando papà tornò a casa, un giorno di novembre. Stava in piedi pallido nella cornice della porta con una borsa di cuoio a tracolla e mi guardava dall’alto.
Aveva un cappotto pesante slacciato e sotto un golf bucato, e quando mi prese in braccio e mi strinse al petto sentii la lana umida.
In cucina dietro di me c’era la mamma. Le previsioni del tempo alla radio le coprirono i singhiozzi.
La domenica successiva andammo a messa. Con una mano alla mamma e una al papà entrai per la prima volta dentro quello spazio alto.
Dietro le finestre con i mosaici oscillavano le chiome dei castagni sul sagrato, e i santi colorati sembravano vivi.
Con noi entrò dal portone il vento, gettando ondate di tremore tra le file di fiamme dei lumini. La mamma ci mise sopra le mani e mi ordinò di fare lo stesso.
Ci scaldiamo le mani ai desideri delle persone, disse.

— Il Campo, (cap. 5 Il parroco Hoberg) di Robert Seethaler

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