Dirty night

Mi tirai su dall'acqua e mi misi a sedere sul bordo della vasca idromassaggio. Non faceva affatto freddo, anzi, nonostante l'estate avesse ceduto il passo all'autunno già da un paio di settimane, la temperatura era ancora gradevole, persino di notte. Il tizio di fronte a me, di cui per la verità non sapevo nemmeno il nome, sgranò gli occhi e smise di respirare. Il mio corpo non era propriamente quello di una modella, non più ormai, visto che avevo passato i quaranta già da un po'. Tuttavia il tizio mi parve piacevolmente sorpreso da quel fuori programma. Tirai fuori la bottiglia dal cestello del ghiaccio e riempii il mio bicchiere, poi anche l'altro, il suo, anche se suo, almeno per il momento, non lo era ancora. Lo divenne un attimo più tardi, quando mi immersi nuovamente in acqua e mi lasciai scivolare verso di lui tenendolo sollevato a mezz'aria. Quando ci trovammo faccia a faccia, gli porsi il calice e azzardai un sorriso. - Sei nudo... sotto? - dissi. Lui scosse la testa, come se il celeberrimo gatto gli avesse mangiato la lingua. - Allora niente vino. A quel punto sorrise. - Vacanza o viaggio di lavoro? - continuai. - La seconda - disse lui. Era carino, con una folta chioma di capelli neri e i muscoli pettorali ben definiti. Vista l'ora tarda, e uno strano formicolio all'altezza dello stomaco, decisi di andare dritta al punto. - Sposato? - dissi. - Due volte - rispose. Aggrottai le sopracciglia. - Due volte ex, oppure solo una e ora felicemente accoppiato? - Questa volta la risposta giusta è la prima. - Io sono single - dissi. Lui annuì, come se la cosa, vista la situazione non fosse così importante, poi disse: - A cosa brindiamo? - A noi due - dissi. - A noi due, allora - disse lui recuperando il calice e facendolo tintinnare contro il mio. Non era affatto male, le bollicine scesero giù fino a farmi il solletico all'altezza della pancia. - E che lavoro fai? - dissi avvicinandomi ulteriormente. - Lo scrittore. Aggrottai la fronte. - Lo scrittore non è mica un lavoro... Il tizio sorrise. - Hai ragione - disse. - Lo scrittore non è affatto un lavoro. E tu? Che fai per vivere? - Rimorchio tizi interessati nel cuore della notte, possibilmente sull'attico degli hotel. - Beh, - disse lo scrittore - se mi permetti nemmeno questo è un lavoro. Rimanemmo in silenzio per qualche secondo, poi scoppiammo a ridere. - Un altro giro? - proposi abbozzando un paio di bracciate in stile dorso fino a quando non andai a sbattere con la testa contro il bordo della vasca. - Mi stai rimorchiando, per caso? - fece lui. - Chi, io? - Già, tu. Mi versai il vino, poi mostrai la bottiglia allo scrittore. Lui annuì, e finalmente abbandonò il suo metro quadro di mondo e si avvicinò a me. Non riuscii a riempire alcun bicchiere, per la verità mi cadde di mano sia la bottiglia che il mio. Ci baciammo e continuammo a farlo fino a quando non passammo ad altro, è in quel preciso istante mi resi conto che, dalla cintola in giù, era nudo pure lui. Fare l'amore con uno sconosciuto era ormai un cliché, me ne rendevo conto, non stavamo facendo nulla di così originale. Tuttavia mi piacque e, a giudicare dai suoi rantoli e tenendo conto del fatto che l'uomo non era avvezzo a fingere, beh, fui certa che piacque anche a lui. Quando non rimase nient'altro da fare che andare a dormire, ci mettemmo addosso qualcosa e tornammo nelle nostre stanze, senza aggiungere nulla che non avessimo già detto, e senza fare nulla che non avessimo già fatto Un cenno distratto all'uscita dall'ascensore prima della chiusura delle porte, poi il sipario che cala inesorabile sul teatro già vuoto. Ci vedemmo di nuovo la mattina seguente, avvolti dalle nostre vite, due sconosciuti nello stesso hotel. Per un attimo, un paio di secondi non di più, i nostri sguardi si sfiorarono. Lui mi sorrise, poi scomparve al di là della porta d'ingresso a braccetto di una bionda mozzafiato, mentre io, con un velo di tristezza addosso, chiamai a raccolta i bambini e mio marito, pronta a vivere l'ennesimo giorno da dimenticare. 

Alessandro Casalini 

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