Decrepitudine

Sarebbe piacevole e misericordioso se le vecchie città, dopo un servizio onorevole e lungo di secoli per l’utilità e l’orgoglio degli uomini, potessero essere lasciate andare verso una decadenza gentile e senza fastidi. Io, per parte mia, vorrei che le città ducali dell’Italia del Nord, come Mantova, Modena, Parma e Ferrara, fossero chiuse a chiave silenziosamente dentro le loro mura, e lasciate sgretolarsi, vacillare e cadere, senza alcuna presenza che le infastidisca nella loro decrepitudine, a parte qualche grigio custode, che possa venire alla porta accompagnato dal rumore metallico delle chiavi, e che faccia entrare lo straniero peregrinante, purché questi dia segni di reverente simpatia, e solo per il tempo necessario a dare un’occhiata a quella desolazione piena di riserbo e di dignità. È una vergogna forzare queste città vecchie e tristi con una attività innaturale, dal momento che hanno fatto pace col mondo già molto tempo fa e volentieri mescolerebbero il mattone caduto e la malta con la polvere della terra non costruita; ed è duro per il viaggiatore emotivo controllare il senso di oltraggio nel trovarle disabitate, e le loro macerie rovinate dai rumori del duro lavoro, del traffico e dell’ozio; o nel vedere luoghi che volentieri sarebbero divenuti parte della storia, essere costretti ad avere a che fare con il sistema politico, a leggere i quotidiani, e a esporre orari ferroviari o caricature del Papa e di Napoleone nelle vetrine dei negozi. William Dean Howells, citato in R. Franchini, "L'ombra della Torre", Modena 2011. Non aveva evidentemente previsto l'interessa turistico, che vuole uccidere allo stesso modo le città antiche, ma per il profitto e in nome del decoro.

Nipresa

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