Non sempre ha senso cambiare

 “Un punto di vista conservatore è innanzi tutto un punto di vista pessimista. Il conservatore, infatti, è uno convinto che gli esseri umani non sono portati naturalmente al bene. Che anzi se possono fare qualcosa di male essendo sicuri dell’impunità, nel novantanove per cento dei casi scelgono di farlo. In sostanza, un conservatore, anche se non lo sa, è uno che crede nel peccato originale. Non vergognandosi, pertanto, di conservare sulla modernità e i suoi benefici una meditata riserva. È uno, quindi, che proprio perciò guarda con un certo scetticismo a tutti i vasti propositi di cambiamento, alle grandi promesse di miglioramento, agli impegni di svolte decisive, di riforme radicali, di cui si nutre la politica. Sa, o pensa di sapere, infatti, che spesso le riforme invece di migliorare le cose creano problemi ancora più grandi, se addirittura non le peggiorano. Sicché di fronte ai progetti di mutamento, specie se vasti e mirabolanti, la sua prima richiesta è che almeno si entri nei dettagli e se ne indichi con qualche precisione il costo. Naturalmente il conservatore non crede neppure all’esistenza o all’improvvisa comparsa di qualche demiurgico salvatore dell’umanità: alla «classe operaia», ai «giovani», alle «donne», a Greta Thunberg o alle Sardine. E neppure naturalmente alle presunte virtù della borghesia, della quale al massimo può apprezzare, per l’appunto, la scarsa propensione ai voli pindarici.” 

— Dall’articolo "Non sempre ha senso cambiare" di Ernesto Galli della Loggia

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