Passeggiate milanesi

Accompagnavo mia mamma al lavatoio di Pigra aiutandola a portare il secchio pieno di panni.  Avevamo la fortuna di avere la lavatrice anche in montagna, ma non c’era verso. Mia mamma voleva sempre lavare i panni al lavatoio. Diceva che venivano più puliti e profumati.  Da ragazzo non capivo quell’inutile sforzo, oggi lo comincio ad intuire.  C’era qualcosa di eterno in quel gesto, come l’acqua gelida che usciva dal tubo di ferro ricurvo che da sempre sgorgava dalla montagna. 
Mentre lavava io aspettavo ed ascoltavo. Non c’erano smartphone, non c’era internet. Si poteva solo aspettare ed ascoltare.  Mi parlava di sua nonna che lavava i panni nel fosso anche in inverno. Quell’acqua gelida doveva essere tiepida per lei.  Nel lavatoio c’erano due vasche con scritto, da questa parte si lava, da questa parte si “resenta”, cioè si sciacqua, ed era quasi sciocco scriverlo perché ogni signora lo sapeva da centinaia di anni.  Arrivavano diverse donne a quell’ora di sera, prima di cena. Si creava una bella atmosfera. Ero l’unico ragazzo. Accompagnavo sempre mia mamma. È sempre stato così. Era come se fossi consapevole che avrei avuto molto meno tempo degli altri per stare con lei, e lasciavo che parlasse ed assorbivo ogni singola parola.  Non so se qualcun altro lo ricorda, ma c’era un profumo di sapone Sole nell’aria, che rimaneva per giorni. Mia mamma lo comprava in una drogheria lì vicino. Aveva un profumo intenso, diverso, senza tempo.  Alcuni capi come i jeans bisognava torcerli. Io li tenevo sempre dalla parte della cinta, mentre mia mamma li girava più volte fino quasi a strapparmeli di mano e se cadevano si arrabbiava sempre e mi diceva di stringerli di più. 
Non so se siano scherzi della mia memoria o del fatto che invecchio, ma a me sembra che i panni, soprattutto le lenzuola, non siano più stati così puliti e profumati come allora.  Stesi al sole era come se brillassero di una luce propria e si gonfiassero di un vento senza fine.  Non so dirvi se ci sia in giro ancora qualche lavandaia, forse oggi apparteniamo ad un altro tempo. A volte però mi piacerebbe essere quelli di quel tempo la, sarà per aver trent'anni in meno o mia mamma con cui parlare.

  da Passeggiate milanesi di Marco Leoni

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