«Ogni volta che la osservavo, quel suo sguardo umido e trasognato, quel modo selvatico, esuberante, con cui accarezzava ogni cane e ogni gatto, l'inquietudine che le faceva cominciare un po’ di tutto, per poi lasciarlo a metà, per me era un turbamento infinito. E poi, la furia ardente con cui, la sera, consumava i pochi, miseri libri della biblioteca dell'albergo o compulsava i due consunti libri di poesia che aveva portato con sé, il suo Goethe e il suo Baumbach… Ma perché sorride?» Dovevo scusarmi. «È solo l'accostamento, Goethe e Baumbach». «Ah, ecco! Certo, è buffo. Eppure non lo è. Mi creda, alle ragazzine, a quell'età, non importa leggere poesie belle o brutte, autentiche o insincere. Per loro i versi sono soltanto calici con cui dissetarsi, e non badano al vino perché l'ebbrezza è già dentro di esse, ancor prima di bere. Così era quella ragazza, traboccava di desiderio struggente, che le risplendeva negli occhi, le faceva tremare le dita appoggiate sul tav...