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Nel mondo dei fogli di carta

La fabbrica produce migliaia di fogli di carta ogni giorno. Fogli di carta di tutte le misure, ma tutti bianchi, pronti per essere usati per qualsiasi cosa il consumatore avrà in mente. Sulla pelle di alcuni fogli verranno scritte poesie, su altri qualcuno disegnerà dei scarabocchi mentre parla al telefono. Ci saranno alcuni fogli di carta che non faranno funzionare penne su loro, per rimanere se stessi, e altri che invece si faranno posizionare in fondo alle confezioni, in modo da essere usati per ultimi. Altri diverranno proiettili in guerre di palline di carta. Altri opuscoli, inutili opuscoli che un panino gigante distribuirà agli angoli delle strade. Non sappiamo quale sia il destino di ognuno di quei fogli bianchi, ma sappiamo che nascono tutti uguali, e che solo crescendo prenderanno strade diverse. Alcune strade saranno belle, e i fogli avranno stampate in petto foto magnifiche; altre strade saranno brutte, e chi ci scriverà sopra sbaglierà e appallottolerà il foglio di carta, ...

Giudicare

Novellini della filosofia. – Non appena si è assimilata la saggezza di un filosofo, si va per le strade con la sensazione di essere diversi, di essere diventati dei grandi uomini; giacché ci si imbatte solo in gente che ignora quella saggezza, e dunque si ha da pronunciare su tutto un giudizio nuovo e mai sentito: per il fatto di saper riconoscere un codice, oggi si pensa di potersi anche atteggiare a giudice. Friedrich Nietzsche

Lezioni americane

"…mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un’intolleranza per il prossimo: il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non dico a essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno a eliminare le ragioni d’insoddisfazione di cui posso rendermi conto.” Italo Calvino

Quella tua fotografia l’ultima

Quella tua fotografia, l’ultima, l’ho lasciata sul muro, tra le due finestre, al di sopra, della televisione disamorata, e la sera, nel golfo di tetti a sinistra della chiesa, quando la luce, si concentra, quella che scivola, allo stesso tempo, in due estuari obliqui, e immutabili, nell’immagine. Io mi siedo, su quella sedia da dove si vede, contemporaneamente l’immagine interiore la fotografia, ed intorno ad essa, ciò che mostra,che la sera, soltanto, coincide, per la direzione della luce, con essa, se non fosse che, a sinistra, nell’immagine, tu guardi. Verso il punto dove io mi siedo, a vederti, invisibile adesso nella luce, della sera, pesante, sul golfo di tetti tra le due finestre, ed io. In assenza del tuo sguardo, che fissa, nell’immagine, il pensiero di quell’immagine, a questo dedicata, alle sere di adesso senza di te, a fuoco. Vacillante dal dubbio di ogni cosa. Jacques Roubaud

Il discorso del Premier della Norvegia al suo Paese

Miei cari, che spettacolo! Mi trovo faccia a faccia con la volontà del popolo. Voi siete la volontà del popolo. Migliaia e migliaia di norvegesi – a Oslo e in tutto il paese – fanno la stessa cosa stasera. Occupano le strade, le piazze, gli spazio pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo. Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere. Il mare di gente che vedo oggi davanti a me e il calore che sento da tutto il paese mi convince che ho ragione. La Norvegia ce la farà. Il male può uccidere gli individui, ma non potrà mai sconfiggere un popolo intero. Questa sera il popolo norvegese sta scrivendo la storia. Con le armi più potenti del mondo – la libertà di parola e la democrazia – stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011. Ci saranno una Norvegia prima e una Norvegia dopo il 22 luglio. Ma sta a noi decidere...

Il sapore delle fragole

Si vedono passare le persone, e poi passare le cose in cui si credeva di custodire la vita delle persone passate. Mi rimanevano le parole, così difficili sulla soglia di tanto dimenticare, le parole che si richiudono sull’infanzia, non rimane che il canto; le parole non dicono nulla se non il canto-dolcezza delle cose che se ne vanno. Philippe Delerm

L’uomo che ride

Ma perché il popolo è ignorante? Perché deve esserlo. L’ignoranza è custode delle virtù. Dove non ci sono prospettive, non ci sono ambizioni; l’ignorante è in una botte benefica che, sopprimendo lo sguardo, sopprime le brame. Di qui l’innocenza. Chi legge pensa, chi pensa ragiona. Non ragionare è un dovere; è anche una fortuna. Queste sono verità incontestabili. Su cui si regge la società. Victor Hugo - L’uomo che ride, Mondadori 2009, pagine 210-211

Televoto

Mentre al Festival si consacra, da sempre, non il popolo ma la sua contraffazione televisiva, un telepopolo che è solo in parte giustapponibile agli italiani per quanti sono. Gli altri trenta milioni di italiani, quelli che scelgono di fare o di vedere altro, oppure al Festival dedicano solo uno sguardo giocoso e distratto, che cosa sono, se non popolo? Tutti professori universitari? Riassumendo. Il televoto sanremese, anche ammesso che sia dimostrabilmente pulito e non manipolato, indica i legittimi gusti di circa la metà del paese. Dentro quella metà, non è difficile immaginare che il patriottismo da operetta del Savoia abbia incontrato il favore, come dire, delle fasce non protette del pubblico: le più televisive, quelle che non leggono libri, non vanno a teatro, non vanno al cinema, e non hanno avuto tempo e modo di racimolare qualche termine di paragone, qualche elemento di conoscenza extra-televisivo. Sanremo è soprattutto per loro, è confezionato a loro misura, e in fondo il ver...

Buongiorno

Nei Paesi normali, un capo del governo che urla a un’autorità dello Stato «fate schifo», «siete una barzelletta» e ordina di chiudere un programma del servizio pubblico sarebbe costretto ad andarsene nel giro di un’ora. Sempre in quei famosi Paesi, quando un’autorità dello Stato viene trattata dal capo del governo alla stregua di una cameriera, si dimette in un sussulto d’orgoglio oppure esegue l’ordine. Ma noi siamo nella terra degli arlecchini: più servili che servi. Tutti inchini e promesse, niente sostanza. Attraverso il sipario trasparente delle intercettazioni osserviamo questi funzionari mentre si sorbiscono le reprimende del Capo in silenzio (il silenzio degli Innocenzi). Cercano di ammansirlo con parole vaghe, alzano fumo, ma alla fine che fanno? Niente. Lasciano Santoro al suo posto (per fermarlo un misero mese hanno dovuto appiedare pure Vespa) e il Cav. in preda a un delirio di onni-impotenza. Poi, passata la tempesta telefonica, si sfogano con gli amici: «Aho’, quello me m...

L’onestà...

Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste: di difendere le posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci voliono due qualità a mio avviso cari amici: il coraggio e l’onestà. L’onestà… l’onestà… l’onestà. E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo. Se c’è qualcuno che da’ scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato! Sandro Pertini

Profondità

In genere la “profondità” che tendo ad attribuire retrospettivamente a quelle amicizie non sembra aver influito sulla loro resistenza al tempo. Alcune se ne sono sparite, altre sono rimaste, come se una regola non ci fosse: ha tutta l’aria di essere una faccenda dannatamente casuale. E se mi trovo ancora appiccicato addosso persone con cui tornavo da giocare a pallone, è vero che tante altre amicizie che erano analogamente “profonde” se ne sono andate con un fare liquido strabiliante, come se non avessero agganci da nessuna parte, e la benché minima forma di necessità. È bastato alle volte uno spostamento minimo, un’inezia, e già non c’erano più. Così quelle che sembravano pietre incastonate si sono svelate pietre appoggiate su qualcosa di sdrucciolevole: e la petrosità una categoria che solo nella fantasia ha un nesso necessario con la permanenza. Da giovani non potevamo immaginarlo, ma la verità è che si può essere petrosi e provvisori, noi lo eravamo. Rolling stones, come ci insegnò...

Decameron

Il rapporto di Berlusconi con gli italiani è come un rapporto anale tra un uomo e una donna. All’inizio fa molto male, e sembra che alla donna non piaccia. Ma Berlusconi esercita pressione costante. Poi, grazie alla mediocrità dell’opposizione, gli spazi si allargano. Nella terza fase, quella in cui l’Italia è oggi, non brucia più ed è solo piacere. Daniele Luttazzi

Il Novecento è finito

Il Novecento è finito e il nuovo secolo (anzi il nuovo millennio) si è portato via il vecchio, con la sua storia e i suoi detriti, che in occidente sono volati via dappertutto, in America come in Europa. Meno che in Italia, che probabilmente non appartiene all’Europa. Gli italiani non sono nel Duemila, sono ancora nel millennio scorso: ci sono ancora i comunisti (lo dice Berlusconi), c’è ancora il Sillabo, ci sono ancora i Servizi deviati, c’è ancora la mafia che lavora coi politici e i politici che lavorano con la mafia, c’è ancora il conflitto d’interessi, c’è ancora senza esserci l’Alitalia, c’è ancora Porta a Porta, c’è ancora D’Alema e soprattutto c’è ancora Bettino Craxi, e dunque c’è Berlusconi. Antonio Tabucchi

Il libro dell'inquietudine

Il tedio è la sensazione fisica del caos, che il caos sia tutto. Colui che è stanco, che ha malessere, che è annoiato, si sente prigioniero in un’angusta cella. Colui che è disgustato dalla strettezza della vita si sente ammanettato in una grande cella. Ma colui che ha il tedio si sente prigioniero in libertà in una cella infinita. Sopra colui che si annoia o ha malessere, o è affaticato, possono crollare i muri della cella e sotterrarlo. A colui che si affligge della piccolezza del mondo possono cadere le manette, ed egli può fuggire; o addolorandosi senza potersele togliere, egli, sentendo il dolore, può riviversi senza pena. Ma i muri della cella infinita non possono sotterrarci, perché non esistono; né può provarci che siamo vivi il dolore di manette che nessuno ci ha messo ai polsi. Bernardo Soares

Per me scrivere è come essere depressi

9’ congenito, ci nasci, non scappi. Io immagino che ci siano in giro centinaia di scrittori e pittori e cantanti e attori che nemmeno sanno di esserlo. Lo sono e ne gioiscono, nella loro inconsapevolezza. Poi ci sono quelli che decidono, e quelli sono fortunati, perchè possono pianificare il loro essere, e magari sono pure bravi e hanno doti e talento e non devono imparare molto più della grammatica e della sintassi. Ma poi ci devono pur essere quelli come me, che scrivono perchè sono questo. Io scrivo perchè è nella mia natura, perchè lo so fare, perchè lo devo fare, perchè se non lo faccio sto male. Scrivo perchè è bello, perchè mi fa star bene anche quando mi fa stare male. Le volte in cui ho dato davvero tutta me stessa e mi sono pianta fuori l’anima stavo scrivendo. Scrivo quindi sono. Quando non scrivo penso, ma è diverso, c’è qualcosa di confortante e materno nella scrittura. Io sono quello che scrivo, e alla fine scrivo di ciò che mi importa, non importa in che forma, non è fo...

Ascanio Celestini - La morte del disertore

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Decreto interpretativo

“Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti. Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre. Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale. Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali all´estero. Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio c...

In ricordo di Ennio Flaiano

«Gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore». «La situazione politica in Italia è grave, ma non seria». «Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura». «Fra 30 anni l’Italia non sarà come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione». «L’italiano è un tentativo della natura di smitizzare se stessa. Prendete il Polo Nord: è abbastanza serio, preso in sé. Un italiano al Polo Nord vi aggiunge subito qualcosa di comico, che prima non ci aveva colpito». «In Italia la linea più breve fra due punti è l’arabesco». «In questo paese che amo non esiste semplicemente la verità. Altri paesi hanno una loro verità. Noi ne abbiamo infinite versioni». «In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti». «Per gli italiani l’inferno è quel posto dove si sta con le donne nude e con i diavoli ci si mette d’accordo». «Le dittature hanno questo di buono, che sanno farsi amare». «Oggi anche il cretino è specializzato». «Ho poche idee, ma c...

Io, re e dio del mondo mio

I sogni che vediamo la notte sono solo nostri, e la vita che viviamo è di tutti, perché siamo solo un insieme di leggi, di divieti, di transenne. Tu sei la mia transenna alla felicità, io l’invito alla tua. Nella vita reale io mi sentivo spesso la comparsa di un film in cui avrei dovuto essere il protagonista e interprete di tutti i personaggi. Nei sogni invece sono io il re del mondo, e decido tutto io. I sogni sono la patria degli anarchici re dell’Io, baronetto delle terre d’ego personale. Ognuno di noi è un anarchico dittatore della parola Io. Io ho dei sogni, io voglio questo, io voglio. Non pensiamo al Noi, e non ne sapremmo l’esistenza se a scuola non avessero perso tempo a insegnarcelo. Neanche il Tu esiste. Tu non esisti. Sento puzza di merda che mi entra nelle narici, ma mi sento comodo. Il paradiso. Dio. Il paradiso. Non esiste nulla. E’ una favola, e io preferisco Cappuccetto Rosso. L’Io è l’idea di partenza del fascismo. Il fascismo è una chiara richiesta d’egocentris...

Carta di maturità

C’è la carta d’identità a quindici anni, la patente a diciotto, e a me è venuta un’idea per una terza cartuccella, e cioè la carta di maturità. Questa carta si potrà ricevere solo superati alcuni esami che hanno tra le materie argomenti di vita, come per esempio l’educazione, il buon senso, domande sull’attualità, e bisogna dimostrare che si conoscono certi film, e certi libri. Senza la carta di maturità non puoi prendere la patente, né ti puoi sposare, e non ti assumono al lavoro, perché saresti un emerito coglione ignorante. Sì be’, capisco che sarebbe un cambio radicale rispetto alla situazione italiana attuale, ma più ci penso, e più sono convinto che a rovinarci è la memoria, è l’avidità, è l’ignoranza. Tutto risolto in una generazione, con la carta di maturità. Roberto Dragone

Ci è stato anche insegnato

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo è detto democrazia. Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora egli sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se preferisce vivere a modo suo. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e le leggi, e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono un’offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede solo nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero. Noi siamo ...

Piccoli consigli per scrittori inesperti

“Niente dovrebbe appassionare uno scrittore più della costruzione, non la lingua (con buona pace dei linguisti, che come i becchini vengono a esequie avvenute e mettono la cassa sotto terra), non il bello scrivere, non la bravura, non la cultura, ma la semplice costruzione. Infatti il lettore si innamora dei personaggi, si appassiona a quello che accade, patisce, spera o soffre, attende con ansia la pagina successiva. Oppure smette alla prima pagina. La magia della scrittura narrativa è tutta qui. Il resto, come direbbe il generale Patton, sono balle” blondeinside

E tu, povero, morirai con dolore

Quello che sta succedendo in questo Paese è semplice: sta succedendo che i diritti civili stanno diventando sempre di più un’esclusiva dei ceti abbienti. I diritti civili per censo. Lo si era già visto, in modo piuttosto evidente, con la legge sulla fecondazione assistita. Chi ha un po’ di soldi, prende e va all’estero a fare quello che in Italia non si può. Voli, alberghi, assenze dal lavoro, cliniche da pagare. Un bel trentamila euro, e la legge 40 è un ricordo. Continua a valere solo per chi i 30 mila cash non ce li ha, peggio per loro. Ma non molto diversa è la questione dei diritti dei gay: ho già raccontato in questo blog la bella storia del nobile romano Jonathan Doria Pamphilj, che si è felicemente sposato con il suo compagno (foto sopra) presso l’ambasciata inglese in Svizzera, poi ha adottato due bambini negli Stati Uniti e ora abitano tutti insieme a Roma. Gli altri omosessuali, arrangiarsi: niente matrimonio e soprattutto niente figli. Adesso anche il diritto a decidere di ...

Alfabeto

“Il nostro mondo si fa sempre più complicato e ad ognuno occorre una competenza sempre più affinata e aggiornata. I mestieri pericolosi sono molti e l’analisi dei pericoli (palesi ed occulti) dovrebbe costituire l’alfabeto di ogni formazione professionale. Non si riuscirà mai ad annullare tutti i rischi né a risolvere tutti i problemi ma ogni problema risolto è una vittoria, in termini di vite umane, salute e ricchezze salvate. La competenza non ha surrogati. La buona volontà, il coraggio, lo spirito di sacrificio, l’ingegno estemporaneo non servono molto, anzi, in mancanza di competenza, possono essere nocivi.” Primo Levi

B. Brecht

Pace e guerra sono di essenza diversa. La loro pace e la loro guerra son come vento e tempesta. La guerra cresce dalla loro pace come il figlio dalla madre. Ha in faccia i suoi lineamenti orridi. La loro guerra uccide quel che alla loro pace è sopravvissuto.

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